Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <470>
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Aldo Romano
vedeva che l'esèrcito piemontese, guidato dall'inesperto Chza-ranowsky, che egli aspramente criticava, si avviava irrepara­bilmente alla disfatta.
In quei giorni l'Assemblea continuò a discutere progetti di legge sui vari corpi militari, senza che però si raggiungesse un orientamento preciso e netto, un programma organico. La car­riera del Pisacane intanto fu rapidissima : il 24 marzo era pro­mosso al grado di maggiore addetto allo S. M. per quello che concerneva l'Arma del Genio; ed anche questa nomina, col suo mandato nell'Arma specializzata, dimostra in quale concetto fossero tenute le doti scientifiche del Pisacane, il quale subito si dette a tutt'uomo ad esaminare le condizioni di efficienza bellica del piccolo esercito ed a procedere ad una radicale e sistematica riforma emendatrice delle principali deficienze di esso. Il 26 marzo Pisacane si doveva occupare di una proposta fatta il giorno 20 all'Assemblea, dal deputato Savini, circa l'isti­tuzione di un Battaglione Sacro; e, mentre preparava il pro­gramma organico della Commissione di Guerra, presentava un rapporto all'Assemblea che tendeva a esemplificare i nomi pom­posi dei corpi armati, ed a creare un organico regolare nell sercito (19). Vedeva intanto che l'accademismo parlamentare continuava ad essere la piaga della Repubblica e che le cose di guerra prendevano una brutta piega per la mancanza di un capo che fosse veramente un tecnico militare : v'era, sì, il Maz­zini che con la sua lunga esperienza politica, con la sua prepa­razione dottrinale, e qualche volta con la sua geniale lungi­miranza, suppliva in parte a questa deficienza, dando idee e consigli luminosi: ma Mazzini era un teorico, e di teorici l'I­talia rivoluzionaria ne aveva sempre avuto una pleiade: man­cava un capo che desse propulsione pratica a queste idee, le attuasse prima che esse venissero disgregate e dissolte da tutti coloro che si dividevano il potere militare. Il Ministro della guerra, il Calandrelli, non era, d'altra parte, l'uomo della situa­zione : era anzi come giudicherà un po' frettolosamente più tardi Pisacane un asino (20). Il Nostro sentiva profon­di)!} jA. S. R loc, rìt., v. 83; Vedilo anche in Assemblèe, ecc., (voi. cit.),
p. W.
(20) Nella lettera al fratello Filippo, in CARLO NEGRI, Pisacane e la campagna del 18'ift-'t9* Tre lettere UuulUe di Carlo al fratello in Rassegna storica del Ri* sorgimento, 1924, p. 880. Ma il Calandrelli aveva invece bene- difeso il suo Operato in un discorso che può leggere ne Le Assemblee, ece., voi. IV (IX), pp. 115 segg.