Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <474>
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474 Aldo Romano
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tive che il popolo stesso con la sua essenza vi dà, e dovrà es­sere quindi democratico e repubblicano. Se i rappresentanti del popolo hanno innalzato su Roma la bandiera repubblicana non è già per il trionfo di una fazione di cittadini sopra un'altra. La legislazione repubblicana rappresenta un trionfo comune, una vittoria del principio del Bene su quello del Male, del di­ritto comune sull'arbitrio dei pochi, dell'eguaglianza voluta da Dio sul privilegio e sul dispotismo. Non può dunque esservi un potere repubblicano, se esso non si dimostri e non sia migliore dei poteri rovesciati per sempre.
Libertà e virtù, Repubblica e fratellanza, devono essere insepa­rabilmente congiunte. E noi dobbiamo darne esempio all'Europa. La Repubblica in Roma è un programma italiano: una speranza, un'av­venire per ventisei milioni di uomini fratelli nostri. Si tratta di pro­vare all'Italia e all'Europa che il nostro grido, Dio e Popolo, non è una menzogna che l'opera nostra è in sommo grado religiosa, edu­catrice, morale che false sono le accuse di intolleranza, d'anarchia, di sommovimento, avventate alla santa bandiera e che noi proce­diamo, mercè il principio repubblicano, concordi come una famiglia di buoni, sotto il guardo di Dio e dietro alle ispirazioni dei migliori per genio, alla conquista dell'ordine vero, forza e legge associate...
Né intolleranza, né debolezza. La Repubblica è conciliatrice ed energica. Il governo della Repubblica è forte; quindi non teme; ha missione di preservare intatti i diritti e libero il compimento dei do­veri di ognuno; quindi non s'inebria d'una vana e colpevole securità. La Nazione ha vinto: vinto per sempre. D suo Governo deve avere la calma generosa e serena e non gli abusi della vittoria. Inesorabile quanto al principio, tollerante e imparziale cogli individui: abor­rente dal transigere o dal diffidare: ne codardo né provocatore: tale dev'essere un Governo per essere degno dell'istituzione repubblicana.
... Non guerra di classi, non ostilità alle ricchezze acquistate, non violazioni improvvise o ingiuste di proprietà; ma tendenza con­tinua al miglioramento materiale dei meno favoriti dalla fortuna, e volontà ferma di ristabilire il credito dello Stato, e freno a qualunque egoismo colpevole di monopolio, d'artificio, o di resistenza passiva dissolvente o procacciante alterarlo. Poche e caute leggi; ma vigilanza decisa siuTeseciizione. Forza e disciplina d'esercito regolare, sacro alla difesa del paese, sacro alla guerra della nazione per l'indipendenza, o per la libertà di Italia. Sono queste le basi del nostro programma... che, intenzionalmente non violeremo giammai.