Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <477>
immagine non disponibile

Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 477
almeno 300 persone in tutto, e vi eia un drappello di dieci o quindici cava lleggi eri (30). È la prima affrettata preparazione alle avvisaglie di guerra. Pisacane non dorme e non può dor­mire. Che importa che, dopo la disfatta, l'invidia per tanto tempo celata, si accanirà, con facili critiche, contro di lui? Egli per ora fa il suo dovere: riempie i piccoli fogli delle sue disposizioni secche e ponderate, nelle quali di tratto in tratto emerge una di quelle sue osservazioni personali che lo farebbe riconoscere anche se quella carta non fosse segnata della pic­cola, irregolare, ma tanto caratteristica sua scrittura.
Ma già in quell'epoca, a intralciare l'opera della Commis­sione, erano sorti i primi dissapori, le prime incomprensioni tra i vari capi, le prime interferenze di autorità. Pisacane si trovava in mezzo, con una lucidissima comprensione dei peri­coli che minacciavano la Repubblica, e nello stesso tempo con un'autorità troppo limitata per porre riparo ai moltissimi incon­venienti. Riconosceva sopratutto che la debolezza della repub­blica era dovuta alla deficienza di Mazzini a comprendere e valutare questioni di indole schiettamente militare, e alla sua mancanza di energia verso Garibaldi ; quest'uomo, per Pisa-cane, che pure ne riconosceva i moltissimi meriti, era la spina di ogni questione: i suoi difetti erano sempre quelli che egli aveva enunciato a proposito della campagna lombarda, a propo­sito di Morazzone e di Luino (31). Ora riconfermava il giu­dizio : ce L'Eroe di Montevideo è prode, prodissimo, ma non capisce niente di milizie, e la sua banda potrebbe essere fugata da un plotone di cavalleria (32).
Garibaldi invece era venuto a Roma pieno delle sue idee uItrarivoluzionarie e delle sue speranze dittatoriali, con una eccessiva fiducia nelle proprie possibilità e nel valore dei suoi uomini, e con un concetto troppo limitato della disciplina, del­l'obbedienza che si deve ai poteri centrali. La sua condotta confermava il giudizio niente affatto benevolo che il Pisacane aveva dato: era un irregolare della guerra, dannoso non solo alle sue truppe che potevano da un momento all'altro essere condotte allo sbaraglio se per poco fosse scemata la fortuna che lo aveva assistito fino allora; ma dannoso sopratutto alla
(30) A. S. R., (loc. cit.), v. 85, fn.se. 193.
(31) Cfr. A. ROMANO, La formazione, ecc., (cit.), pp. 298 scg.
(32) NEGHI, Carlo Pisacane e la campagna del 1848-49, (cit.), p. 880.