Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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482 lci0 Ramano
è potuto ottenere... per cui darete ordine al corpo del Genio di cercare altro locale della Repubblica adatto a poter servire da arsenale, e rinvenutolo, ne darete sollecita contezza... (45). Il giorno 14 Pisacane, oltre alla guerra contro Napoli, che è il suo pensiero fisso (45 bis) pensa anche ad opporre un argine ad una probabile invasione austriaca delle Legazioni. Al-
,'(5) Roma, Museo ed Archivio del Risorgimento, 80 (1*2), busta 22.
(45 bis) Il Mazzini più tardi cosi si scusava alle critiche mossegli da molti amici, di non aver pensato adeguatamente alla lotta contro il Borbone:
<c L'accusa che più mi pesa, perchè ingiusta, è qnella che serpeggia non so perchè, che viva in me un non so quale antagonismo a Napoli e le cose napoletane; e che io non abbia fatto, per Napoli, ciò, che avrei potuto, nel 1849. Quanto all'ultima parte, tu eri in Roma. E sai, che, quando io salii al potere, Roma non aveva danaro, ne fucili, né soldati. Vera contatto allora tra il Regno e taluni fra gli esuli. Ma, quando questi ultimi vennero a parlarmi, mi dissero gli Abruzzi disarmati e mi richiesero di focili. Dissi loro che, quando giungessero, sarebbero divisi; ed un terzo sarebbe per essi. Quando vennero, vennero pure i Francesi. L'idea di allargare la rivoluzione e di non riconoscere frontiere in Italia era tanto inviscerata (?) in me, che non era da dubitarsi, ch'io non avessi fatto, potendo. Ma i tuoi amici hanno troppo ingegno per non vedere, che s'io avessi assalito Napoli senza frutto, io perdevo ad un tempo Napoli e Roma. E: con frutto non si poteva. Saliceti fu al potere prima di me; ebbe sussidi dall'Assemblea e precisamente per le cose di Napoli: perchè non tentò? Era impossibile. Bisognava prima armarsi: ed è quello, a che io davo quietamente opera, coi decreti, che dovevano darci nel maggio quarantacinquemila nomini.
L'invasione ci soprapprese, e convenne difendersi. Ma l'idea di Napoli predominava tanto ogni mio concetto, che, quando mi giunse nuova della rotta di Velletri e sentii venuto il momento, tolsi su di me di mandar dispaccio, perchè Garibaldi, con la metà del corpo d'esercito marciasse sollecitamente sul Regno. Ciò, che tutti non sanno, è la protesta, che insorse in quasi tutti i corpi destinati a seguir Garibaldi, e gli sforzi, che io dovetti fare a vincere gli ostacoli. Roseli! può farne fede e Pisacane pure. La mossa parve importante ai nemici; e, a sviarla, i Francesi ruppero allora ogni trattativa e dichiararono ripigliare le ostilità.
a Né io ne avrei curato gran fatto perchè Roma* o meglio, la causa di Roma, si difendeva in Napoli, come a Porta S. Pancrazio. Ma era in Roma un fascino, un servile entusiasmo per Garibaldi negli sterhiniani e in una parte dell'Assemblea e quindi nel popolo che presumeva senza Garibaldi non poter difendersi Roma. E mi forzarono a richiamarlo. Questo influirò e la cessione di Roma più tardi ed altre cose son quelle appunto, che mi decisero a dire ch'io non).'accetterei mai parte di potere in una insurrezione con una Assemblea a fianco. Ma, venendo al lavoro eseguito, è fatto ch'io, comunque m'abbia tentato, non ho mai potuto, d'allora in poi, trovare un vero lavoro tendente all'azione in Napoli. L'importanza del Regno, la sento quanto te; ma t*bo sempre dello: bisogna che io cerchi l'iniziativa dove posso trovarla. E di Napoli, lo dico con dolore, dispero... . Cfr. ALDO ROMANO, Una dimenticata laticiju di G. Mazzini feMi. Fabrizi), in. Archivio Storico Napoletano, a. LVIi, I<>32.