Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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Aldo Romano
dono il sopravvento sullo stesso potere esecutivo, costringendo questo ad operare nel senso della volontà di una minoranza. Così il debole Ministero Odilon-Barrot faceva in quell'epoca (e lo farà anche qualche mese più tardi, quando il dicastero degli Esteri sarà retto da un liberale e da un teorico della statura morale di Alessio Tocqueville) il gioco delle latenti forze cattolico-oltramontane che assumeranno alla dignità imperiale l'Luigi Napoleone. Durante una delle crisi interne del Parlamento, in cui si manifestò maggiormente la forza del gruppo antidemocratico, fu stabilita alla chetichella la spedizione di Roma. E mentre ancora l'orpello dei principi democratici ed umanitari pareva ammantare l'Assemblea di Parigi, il 24 aprile, alle otto antimeridiane, l'armata francese, appariva a Civitavecchia per soffocare nel sangue gli sforzi generosi dei fratelli repubblicani di Roma (58).
Pisacane, come tanti altri, non s'illudeva che potessero essere vere le proteste di amicizia e di lealtà fatte dal generale Oudinot: era troppo militare per non comprendere il significato di una spedizione che non era mai stata richiesta dal popolo romano. Chiamato dai Triumviri a discutere i provvedimenti da prendersi, Pisacane espose delle opinioni e dei piani suoi personalissimi, che erano logicamente conseguenti con la politica che aveva svolto, sotto l'approvazione del Mazzini stesso, fino a quel momento: bisognava accelerare il concentramento delle forze che si operava già nell'alto Tevere: richiamare il generale Mezzacapo da Bologna e far affluire tutta la truppa di lui al luogo del concentramento generale, meno un distaccamento da inviarsi ad Ancona (59). La truppa di stanza a Roma sarebbe dovuta uscire contemporaneamente e muovere incontro ai Francesi cercando di cogliere di fianco quell'esercito: se quell'operazione fosse riuscita, attaccare battaglia; altrimenti sarebbe stato sèmpre libero il congiungimento col resto delle forze romane, ed una ulteriore entrata in operazione secondo le circostanze. Rimenere in Roma avrebbe ridotto a semplice questione di tempo l'immancabile caduta della Repubblica, ed angustiato il concetto dell'emancipazione italiana . Invece,
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(58) TOIUTE, (op. d.)* I. 198 egg.
jjSjJij ISAGANK, Guerra, ce tei!.), m 280. L'ordine ft nfaui spedito come si rivela titilla n. 56.