Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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487
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'.Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 487
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anche con i Francesi in Roma, ma con l'esercito repubblicano di Roma vittorioso altrove, per esempio nel Napoletano, non si sarebbe disperata la vittoria (60). Pisacane sognava la guerra di movimento, aiutata dal favor popolare, la guerra d'insurrezione: guardava, fin da allora, a Napoli, come alla terra più favorevole per tali progetti : ma le sue proposte furono respinte in blocco.
In questa prima discordanza di opinioni e direttive si manifestava non solo quello che doveva essere il dissidio fondamentale tra il Pisacane e il Mazzini l'uno come rappresentante della mentalità dei militari convenuti alla guerra, l'alto come l'autorevole capo del partito civile ma sopratutto la debolezza sostanziale della Repubblica stessa, che era proprio derivante dal conflitto delle autorità militari con gli interessi dei cittadini. In effetti il Pisacane si accorgeva che ce la rivoluzione delle idee mancava, e che il popolo mal rispondeva ai bisógni della patria (61); ed era suo avviso che ce le rivoluzioni materiali si compiono solo ce allorché l'idea motrice è diventata popolare (61 bis); quindi egli considerava la Repubblica Romana assai più che una guerra cittadina, come una guerra di conquista che una parte del popolo italiano muoveva per suo conto : guerra di conquista, perciò, di una parte di popolo armato, e cementato da una salda coscienza nazionale, contro una ingiusta detenzione di territorio da parte di un illegittimo monarca. Di fronte al Mazzini la posizione ideale del Pisacane rappresenta perciò uno sviluppo effettivo, come una concezione storica più ammodernata rispetto ad un'altra per molti rispetti arretrata. La difesa di Roma voluta dal Mazzini ce era scrive il Pisa-cane (62) una rivoluzione riprovevole, essendo una città di estesissima cinta, e quasi aperta sulla sponda del Tevere .
Anche dal punto di vista politico, inoltre, Pisacane aveva ragione quando diceva che la difesa della città avrebbe determinato la perdita irreparabile della Repubblica. Sarebbe dunque
(60) Lo stesso Pisacane espone questo piano a se ne dichiara autore, nella citala polemica col Roseli). Cfr. anche la Guenjfe ecc.. (cit.), p. 229 e segg.
(6Ì) PISACANE, Guerra, ecc. (il.), p. 223.
(61 bis) Onesto concetto è espresso come epigrafe in fronte alla citata Guerra combattuta* ecc., ma si trova chiaramente enunciato nella prefazione aìVlnsurrc-ziane dì Milano di Carlo Cattaneo, da cui il Pisacane lo traeva.
(62) PISACANE, Guerra, ecc., (cit.)',. p. 226.