Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <489>
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Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 489
diedero torto. A lui sfuggiva quello che il Guizot aveva già visto, tempo prima, con lungimiranza: che oramai, in Francia, si dovevano fare i conti con una nuova forza imponente. Difatti la rivoluzione del febbraio '48 era stata un moto tanto violento da scalzare irreparabilmente una dinastia, ma era stato un moto precipuamente parigino, dal quale era rimasto assente tutto il popolo della vietile France delle provincie, popolo tradizional­mente rurale e conservatore, influenzato da un nuovo partito cattolico oltremontano che aveva spezzato ogni vincolo d'in­teresse col ramo maggiore" e legittimo dei Borboni. Al Mazzini sfuggiva che questo popolo, accjuiscente ed antigiacobino, era destinato a prendere man mano il sopravvento; sulla nuova Francia che egli auspicava: e che irreparabile conseguenza di quella politica di incertezza era un nuovo 18 brumaio, un nuovo regime bonapartista, che poteva in una sola unità fondere la tradizione del bonapartismo parigino che rappresentava la guarentigia degli immortali principi, ed era stato sempre netta­mente boulevardier con il principio di autorità che era in­sito nell'anima quietistica della vecchia Francia.
Ma in quel momento la situazione era quella che era. Scom­parsa ogni speranza di accordo amichevole con i soldati della Repubblica sorella , i difensori dell'Urbe si apprestavano a difendere fino alla fine la Repubblica. Pisacane è con loro, malgrado che il suo piano sia stato messo in non cale e che co­minci a disperare che il disgregamento delle direttive politiche non riesca esiziale alla causa. Per ora è tra i primi a rincuo­rare, a disporre, ad incitare; tra poco saprà anche combattere, lascerà il tetro ufficio del comando e saprà misurarsi faccia a faccia col nemico.
Roma in quei giorni riviveva, dopo più di un millennio, le 6ùe giornate più radiose. L'aspetto della città doveva essere stupendo : in ogni contrada, in ogni via, da ogni balcone si preparava l'estrema difesa; ogni combattente disperso, ogni cittadino atto alle armi, si concentrava nella città pronto per il combattimento. Il giorno 26 si riunì ancora una volta, dopo giorni di sedute movimentatissime, l'Assemblea costi­tuente. Parlò il Mazzini esponendo il colloquio avuto coi messi del generale Oudinot, e le risposte da lui date quando gli ave­vano riferito che costui aveva il proposito di entrare al più presto in Roma. Il Triumviro propose la resistenza ad ogni
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