Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <493>
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Carlo Pi stirane e fa Repubblica Romana 493
Dopo la vittoria ottenuta sotto le mura di Roma, egli avrebbe voluto inseguire le schiere fuggenti e disorientate fino al mare, tramutare il respinto assalto in una disfatta clamorosa che avesse tolto per molto tempo ai Francesi ogni idea di ritentare la prova. Il Pisacane, col Galletti e con altri militari, questa volta era assolutamente d'accordo con Garibaldi. Ma il Mazzini si oppose vivacemente a che il disegno fosse eseguito (78): non voleva in nessun modo inasprire ancora di più la questione con la Francia, inimicarsi l'opinione pubblica francese e paralizzare così gli sforzi dei democratici che all'Assemblea di Parigi lavo­rano a prò' della causa di Roma. Fu giocoforza piegarsi all'auto­rità del Triumviro. Ma il Mazzini tempo dopo doveva scrivere di Pisacane che questi non era solamente il capo di Stato Mag­giore, esecutore rapido e diligente degli ordini del generale in capo... ma era sopratutto l'ufficiale nato per la guerra d'insurre-
dal Vicario di Cristo. Quando anche nella caritatevole opra si fosse, come in ogni cosa umana può sempre accadere, inframmischiato alcun elemento non buono, ogni ragioni volea non s'imitasse l'esempio dei Farisei che spubblicarono il fallo della donna adultera, ma sì di Cristo che la scusò I Ma che parlar di Vangelo quando è stimolo all'ira una mondana cupidità di Regno!... . Del Comitato parla lo stesso TORBE, n, 38.
(77) Sul Pateras curato dalla Di Lorenzo, cfr. GIORGIO FALCO, Note e docu­menti su C. Pisactme, in Rivista storica Italiana, luglio 1927, p. 258. Scriveva la Di Lorenzo sull'albo di lui: Con triste gioia rammento, giovane prode, il dì che ti conobbi a Roma, ove cercai porgerti debole sollievo, per la nobile ferita che ripor­tasti in fronte pugnando per la comune Patria, per cui respiriamo ancora l'alba di libertà. Enrichetta Di Lorenzo. Pisacane: La nostra cara Patria, spezzerà le sue catene, quando al culto degli individui succederà il culto delle idee. Quando ogni Cesare troverà il suo Bruto. Genova 24 del 1851. Carlo Pisacane (ìbidem).
(78) Il General Garibaldi istava perchè voleva inseguire l'inimico, instrava il generale Galletti comandante la riserva, ma l'unità di comando è necessario alla direzione suprema in quel giorno mancava e impediva il corso della vittoria. Vi si! attraversò pure la volontà del governo che lieto della respinta aggressione amò di andare riguardoso verso l'anni di una nazione a cui per comunanza di ordinamento civile non era nemico. Se il governo di Francia, egli pensava, aggredì la Romana Repubblica non l'ha di fermo aggredita la Francia. Maniera di farla generosa, ma militarmente parlando erronea, che non conviene lasciar agio di comoda ritirata al nemico quando si possa impedire. Può darsi scusa all'errore non tutte esser le forze di Francia comprese nell'armata del generale Oudinot, e, quella sbara­gliata, poterne altra più agguerrita e poderosa approdare ai nostri lidi, laddove noi pochi, laddove ci avesse la vittoria stremati non avevamo cui surrogare. E si che facile che fosse in quell'incontro il vincere noi dovevamo supporre di non sof­frire molte e gravi perdite che ci stava a fronte uno truppa addestrata in gran parte He battaglie d'Africa e formidabile per disciplina e valore . Così il TORRE, H, 33 segg.