Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <495>
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Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 495
vagheggiare un governo che. per lo meno in parte, rinnovasse le direttive del compianto Pellegrino Rossi, del quale tanti di essi avevano esperìmentato la vasta dottrina giuridica e la retti­tudine morale. Con il loro intervento drastico, invece, i liberali di Francia non riuscirono ad altro che ad incrementare l'indi­rizzo apertamente democratico, e in certo senso antiliberale, dei repubblicani di Roma. Ciò spiegherà poi l'atteggiamento politico posteriore del Pisacane e di molti suoi compagni, assai più vi­cino ai Louis Blanc, ai Leroux, ai Ledru-Rotlin, che ai libe­rali italiani, fossero pure essi un ministro in alacre attività costruttiva, come il Cavour, o un pensatore rinchiuso in un ergastolo, ma attento alia vita politica del paese, come Silvio Spaventa. I democratico-rivoluzionari tipo Pisacane rappresen­tavano senza dubbio, nel loro astratto antistoricismo apocalittico, un regresso di fronte alla consapevolezza concretamente stori­cistica dei liberali moderati : pure essi erano la massa spasi­mante e tumultuante che doveva giovare alla politica attuosa del Cavour, la quale portò alla effettiva unità politica della nazione: e senza questa massa di umili e di eroi, di irruenti e di intempestivi, incandescente e fluttuante, non si sarebbe creata forse, di fronte alla invisa Francia napoleonica del Secondo Im­pero, quella situazione di fatto che fu poi sfruttala con fine abilità diplomatica dal Cavour a prò del liberalismo moderato italiano.
I rv.
La vittoria del 30 aprile, quantunque parziale e di effetti non duraturi, allontanò per il momento il pericolo incombente di un'occupazione francese, e permise ai difensori della Re­pubblica di volgere lo sguardo ad una nuova minaccia che si profilava al confine napoletano, rimasto quasi del tutto sguar­nito di truppe per la necessità della lotta contro i francesi. Ap­pena giunta la notizia dello sbarco dell'Oudinot, la cavalleria napoletana aveva lasciato Fondi ai 27 di aprile; la dimane il Re aveva passato in rivista tutto l'esercito, il quale varcò il confine napoletano a Portella il giorno 29, e per la via Appia marciò su Torre-Tre-Ponti, Velletri ed Albano, ove giunse il 5 maggio occupando Castel Gandolfo e Marino (81).
{Sii D'AMBROSIO, (op. ciu), p. 21-22.