Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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Aldo Romano
anni, non sono scompagnate mai da una valutazione delle parti negative che avevano pollilo offrire progetti ideati sotto il bisogno imperioso ed urgente di un'azione immediata. Come anche qui si vede, Pisacane profferiva i suoi giudizi dopo un lungo esame di tutte le probabilità. D'altra parte, il fatto stesso che il Pisacane, nel 1853, dopo tanto svolgersi di avvenimenti, continuava a credere nella giustezza del suo piano di guerra contro i Francesi, è chiaro sintomo che egli fu uno dei pochissimi che in quei giorni non si lasciavano sedurre da quei falso miraggio di pace che fece incappare il Mazzini e gli altri nel massimo errore politico del governo romano: le trattative Lesseps.
Comunque è chiaro che Pisacane dovette ancora una volta piegarsi alla volontà dei superiori. Ed espunta dai suo progetto la parte che riguardava i Francesi, dovette rassegnarsi che fosse attuato soltanto il resto dei suoi piani. Come era infatti stato stabilito, l'esercito romano iniziò subito la sua marcia contro le truppe napoletane accampate tra Albano e Velletri (questa città, dopo lo scontro di Palestrina, era solidamente munita): partito da Roma il 16 maggio giunse a Zagarolo il 17: la sera del 18 l'avanguardia romana occupò Montefortino e tutto il resto dell'armata si scaglionò fin sotto Valmontone (96).
Nello stesso giorno, 17 maggio, il Monitore aveva pubblicato la sospensione delle ostilità franco-romane e il tenente colonnello D'Agostino, inviato di Ferdinando II presso il campo del-l'Oudinot, comunicava al suo re che con l'arrivo del Lesseps era svanita ogni speranza di comune operazione coi francesi. Il Borbone ordinò quindi l'immediata ritirata da Albano e il riconcentramento della sua truppa a Velletri, perchè il nemico avanzava, e da Valmontone avrebbe potuto tagliare la ritirata in quella città. Era questione di ore e i Napoletani raggiunsero il loro intento per quella giornata. Era loro intenzione spostare man mano il luogo della battaglia, finche, giunti nel loro territorio, essa potesse avere maggiori probabilità di un esito favorevole? Non ci è dato saperlo: certo è che anche da parte del comando romano veniva seguita una tattica che fa apparire evidente lo scopo di tagliare ai Borbonici la ritirata oltre il confine e di attaccar battaglia entro il territorio repubblicano. Ferdinando II, d'altra parte, non aveva impegnato uella campagna
(96) PISACANE, Guerra, ecc., (eit.ji p. 244.