Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <502>
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3"2 Aldo Romano
l'esercito romano, quasi a passo dii corsa, a portare soccorso (99). Pisacane aveva preceduto il resto della truppa a capo di due squadroni di Dragoni, e dalle 14,30 fino alla sera aveva preso parte alla battaglia contro il resto della guarnigione che difen­deva ancora dai Cappuccini la città, per proteggere la ritirata del grosso dell'esercito (100). Suo fratello Filippo, ufficiale del­l'esercito borbonico, combatteva nell'altro campo, e solo il caso volle che i due fratelli non si scontrassero armati quel giorno. Carlo certamente doveva saperlo, e possiamo immaginare con che cuore seguisse le sorti dello scontro, vedesse cadere i soldati nemici: ma ormai una fede nuova si agitava in lui, una pas­sione che non ammetteva interferenze sentimentali, non dava adito a dubbi. Il dovere era dovere, checche costasse: biso­gnava compierlo fino al sacrifizio di se stesso, dei propri cari, della propria carne, fino alla fine.
Mentre ancora continuava la battaglia e le tenebre erano già cadute, la sera di quel 19 maggio, dalla terrazza della casa campestre della vigna Blasi, Garibaldi mostrò al Roselli e agli ufficiali dello S. M. la posizione della sua truppa e quella dei napoletani (101): ma è errata l'affermazione che Pisacane fosse d'accordo col Roselli e non credesse alla disfatta nemica: ne è prova un poco l'ironia con la quale Carlo polemizzava, tempo dopo, col fratello :
... Il tuo re si ritirò per la dubbia politica dei Francesi, cioè per dirla più chiaro perchè i Francesi ci avevano lasciato uscire e noi ci avvicinavamo. Si cambia politica col nemico alla fronte? Era­vate venuti per attaccarci nello stato, perchè ritirarvi al nostro avvi­cinarci?... Dopo tutto ciò che ti ho detto ti prego di spiegarmi in quale azione hai visto fuggire Garibaldi, e ricordati di quella mas­sima che il vincitore è colui che resta in campo e non già colui che va via... (102).
Quello che importava a Pisacane era il fatto che la mossa avventata di Garibaldi aveva rovinato tutto il piano di guerra: ed in ciò tutti gli storici, anche quelli non sospetti di partigia­neria, riconoscono che Garibaldi aveva torlo. Ma se il piano
(99; PISACAWK, Guerra, ecc., fcftv), p. 245.
(100) NEGIU, (ari. cil.), p. 880. Pisacane in D'AMBROSIO (op. cit.), p. 94.
(101) LOEVMSON (op. cit.), I. p. 187.
(102) NECBI, (cifc.) 880-1.