Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <504>
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Aldo Romano
dei mezzi di trasporto e il ritardo dei viveri (106): ma invece di scasarsi di ciò, egli lo riconosce fin da quel momento come una sua deficienza, e lo ripete anche qualche anno dopo: j'< *.. qui egli è nel vero scrive nella polemica col Roselli ... parte della mia critica ricadeva su di me, non già incau­tamente, ma con piena conoscenza di causa. Io ho sempre prefe­rito scapitare nella pubblica opinione che tradire le mie convin­zioni. (107).
Ma a parte queste questioni di dettaglio, nelle quali le cri­tiche fatte al Nostro possono avere un loro fondamento di verità, bisogna riconoscere che, quanto a idee direttive, Pisacane di­mostrò, in quel momento che fu forse il più diffìcile per la sua responsabilità, senso più pratico di tutti. Profeta, disarmato, di sciagure e di guai, egli era rimasto inascoltato quando questi mali erano ancora lontani, poi gli si attribuirono tutte le respon­sabilità dell'insuccesso. Nella critica situazione in cui tutti si trovarono, di fronte al debole Roselli fu preveggente e corag­gioso, di fronte a Garibaldi umano e comprensivo. È anche ammissibile che forse, se Garibaldi non si fosse imprudente­mente avvicinato tanto a Velletri, mettendo i borbonici nella necessità di attaccare, l'esercito napoletano avrebbe avuto agio di allontanarsi senza che la pesante armata avesse compiuto a tempo la contromarcia di Cisterna. Ma comunque, il fuggire senza battaglia dal teatro di guerra è, a buona logica, una bat­taglia vinta per chi occupa quel territorio. La concentrazione dell'esercito si era quasi effettuata e, senza quel diversivo, la campagna avrebbe forse potuto avere diverso sviluppo, lo svi­luppo agognato dal Pisacane : l'invasione del Regno.
Quando giunse l'ordine del Triumvirato era invece troppo tardi: e Pisacane mostrò grande acume militare quando non appoggiò (e forse si deve ancora una volta a lui se il debole Roselli si rifiutò di attuarlo) questo disegno mazziniano di inse­guire il nemico fin nel territorio delle Due Sicilie. Pisacane ca­piva bene che a diecimila uomini con pochissima artiglieria e mancanti di cavalleria, non avrebbe potuto compiere tale im­presa senza appoggiarsi all'insurrezione dei popoli, cosa impos­sibile nella Terra di Lavoro, provincia ligia al Monarca, gre-
(106) Pubblicato io D'AMBBOSID, (op. cit.), p. 93 scgg.
(107) PISACANE, La voce della libertà, (cit.).