Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <508>
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Alilo Romano
era il realizzatore, l'esecutore pratico. Ma era colui che spesso rifondeva entro una vasta cultura tecnica, e perfezionava le idee stesse di Mazzini, più intuite che formulate, sulle cose di guerra. D'altra parte il Mazzini si faceva guidare nelle sue convinzioni e nei suoi divisamenti da un interesse essenzial­mente politico (per esempio la guerra di Lombardia, le elezioni di Francia, le trattative diplomatiche). Era la sua deficienza perchè a questi interessi veniva sottoposto quello della guerra, il quale una volta riconosciuto ed accettato, aveva invece sue proprie necessità inderogabili; e questi interessi esteriori fini-vano per diventare qualche volta l'arma con cui i suoi avver­sari dovevano colpirlo. Il merito di Pisacane, fin da quel tempo, era invece quello di avere una visione unitaria ed organica della guerra e della politica : la guerra era il mezzo unico di attuare la rivoluzione italiana : posta ed accettata la premessa dottri­nale della rivoluzione, solo alla guerra si dovevano affidare le sorti del paese. Ricordo le ore notturne che passavamo sulla carta d'Italia, parlando dell'ultimo fine che la Repubblica ro­mana doveva proporsi scrive Mazzini ; pareami che in lui il concetto della guerra insurrezionale vivesse limpido, logico, rapido più che in qualunque altro da me interrogato... (118).
Con la dichiarazione francese della ripresa delle ostilità fu ripresa per forza maggiore la primitiva posizione di combatti­mento, cioè riportata la guerra sotto le mura di Roma e quasi nell'abitato. Le dure circostanze risospingevano di nuovo in alto mare il progetto del Nostro : da un momento all'altro dovè rinun­ciare alla sua mai deposta idea di una guerra di movimento, ed accontentarsi di disporre, momento per momento, una mera lotta difensiva.
Ma quale difesa, quella di Roma, all'alba del 3 giugno! I soldati furono svegliati nel sonno dal primo crepitio di fucilate delle vedette avamposto, misero mano alle armi, si gettarono nel combattimento con la rabida furia dell'indignazione. Nes­suno si aspettava la mossa dell'Oudinot perchè questi, avendo comunicato che il principio dell'azione sarebbe avvenuto il lu­nedi, pareva che si fosse impegnato a lasciar trascorrere anche quella domenica senza attaccare. L'attacco compiuto di notte (s'iniziò verso le due del mattino) sembrò ai difensori di Roma
1118) MAZZINI, Ricordo, ecc., (cfr.), p. 31.