Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <509>
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Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 509
un imboscata, mentre in effetti non lo era: essi difesero palmo a palmo il terreno combattendo dapprima allo scuro, tra i viali del parco di Villa Corsini ed al Vascello. Tra aggressori ed aggre­diti s'impegnarono corpi a corpi furiosi, si sparò senza tregua e senza pietà. Solo la disperazione poteva far difendere il suolo della patria con tanto accanimento : non era più la battaglia di due eserciti: era la sommossa degli uomini contro il sopruso straniero, contro la forza bruta, contro la prevaricazione. Anche Pisacane dovè essere lì, tra il fumo delle armi, tra l'urlo sel­vaggio dei combattenti e il gemito dei feriti, milite oscuro tra oscuri militi, come un uomo che senta essere giunto il momento in cui occorre più il combattente dietro lo spalto che lo stratega nell'Ufficio di Comando!
Garibaldi, dall'alto, a cavallo, incitava i soldati al combat­timento, si esponeva incurante dei proiettili, con la sua sicu­rezza temeraria e spavalda delle grandi ore: fu il genius loci di quella memorabile giornata. Narra il suo biografo che spesso bastava che una compagnia gli si offrisse per muovere all'at­tacco, che egli la spingesse al combattimento senza neanche esaminarne la necessità e l'utilità (119). Infatti non vi fu un piano, una mente direttiva che prendesse l'iniziativa, che sa­pesse far pesare la sua autorità nel trambusto: vi era solo un traboccare incessante di entusiasmi e di ardore. Le posizioni dapprima perdute, erano riprese all'assalto con perdite ingen-tissime di uomini, poi abbandonate, poi riconquistate di bel nuovo con grande tributo di sangue. I prodigi di valore furono infiniti, e sono oggi irrevocabili perchè la memoria dei fatti singoli è rimasta come dispersa in quella del valore collettivo di quel pugno di uomini. Ma qualcuno di quegli uomini balza nella nostra memoria come da un bassorilievo, e rimane scol­pito nei suoi gesti più significativi come nella stupenda fissità di una statua marmorea. Masina è uno di questi eroi: già fe­rito alla testa e bendato in fretta con un fazzoletto, egli rimonta a cavallo, sporco ancora di sangue e di fango, perchè bisogna di nuovo snidare il nemico : e lo carica urlando, a piattonate e sciabolate furiose, su per la scalea dei Quattro Venti, mentre intorno fioccano le fucilate. Né è il solo a morire di questa morte epica: il suo compagno, Francesco Daverio cade fulnii-
(119) LOEWNSON, (Op. CiU), I, 227.