Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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510
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Aldo Romano
nato mentre grida ai suoi soldati che in quel posto e in quell'ora si doveva vincere o morire.
Ormai si può dire che l'esperienza rivoluzionaria di Carlo Pisacane è giù tutta compiuta. In quella giornata si toccò l'apice di tutti gli eroismi, e l'insegnamento che ne doveva conseguire fu, anche per Pisacane, grandissimo. I Francesi, benché per il loro numero superiore abbiano conquistata, poi, la posizione, furono respinti più volte dal Gianicolo con una lotta accanitissima nella quale fu dimostrato grande valore da ambo le parti; e ciò dimostrò che l'idea di cui erano armati i difensori di Roma poteva supplire qualche volta anche alla deficienza, dell'apparecchio bellico e alla sorpresa. Chi segue lo svolgimento delle opinioni politiche del Pisacane troverà in appresso il frutto di questo insegnamento : se nel 1857 il Pisacane fosse rimasto nella posizione ideale del '48 o del principio del '49 quando, ancor troppo saturo di una cultura accademica, ancor troppo invischiato nella vecchia precettistica militare dell'esercito borbonico, non fidava che nelle forze dei reggimenti regolarmente inquadrati, nella precisa esecuzione degli ordini, nella regolarità dei piani strategici non si sarebbe gettato nella meravigliosa avventura di Sapri. Con l'esperienza del 3 giugno dovè invece necessariamente iniziarsi in lui la maturazione dei problemi vivi del Risorgimento, la consapevolezza che le forze irregolari hanno anch'esse il loro peso in una battaglia, perchè sorgono spontanee ovunque vi sia una convinzione, un'idea motrice. Con quella sua lotta irregolare e violenta, la giornata del 3 giugno rappresentò senza dubbio un trionfo per Garibaldi. Ma non fu un ideale trionfo del garibaldinismo anche la gesta di Sapri?
VI.
Il bilancio della giornata era chiuso al passivo, ma la situazione dei difensori di Roma sarebbe rimasta stazionaria anche se il 3 giugno avesse segnato una vittoria. Una guerra di difesa sia stata fatta essa per tattica o per forza maggiore era sempre una guerriglia senza possibilità di sviluppo: occorreva la guerra di movimento. Ancora una volta Pisacane si mette a