Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno
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1934
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pagina
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516
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516 Alda Romana
e altrove, più chiaramente:
e ... il generale (Garibaldi) rispose doversi assolutamente abbandonare Trastevere, e che se prima avessero pensato a creare un dittatore, la patria sarebbe stata salva. Chi era l'aspirante a questa alta carica? Chi fu il cittadino che espose delle grandi idee, delle estese vedute guerriere politiche, amministrative, in nome delle quali avrebbe potuto reclamare che si abbandonassero ad esso le sorti di tux popolo intero?... (132).
e ancora :
oc ..>.i la Legione italiana, da esso (Garibaldi) ordinata, era composta da giovani valorosissimi, ma i capi privi di conoscenze militari, affettavano un disprezzo per tutto ciò che era regolare e tradizionale, mentre nell'ordinamento di quel corpo non eravi nulla di nuovo, o di puro repubblicano; dappoiché tutto emanava dal generale, pel quale professavano un culto, quindi un dispotismo. Intanto quelle prode gioventù era tanto accecata, da credersi molto più libera dipendendo da un individuo, che da un governo costituito ed emanazione del popolo (133).
La dittatura doveva esseie respinta non tanto perchè il concetto che essa rappresentava era contrario alle leggi della democrazia repubblicana di Roma, quanto e la critica ci sembra più importante perchè nell'urgente momento che si attraversava non v'era uomo che prevalesse tanto sul Mazzini e sugli altri per potere avere il diritto di esercitarla. Ma intanto come risolvere la crisi? V'era una qualsiasi via da seguire, oltre quella obbrobriosa della resa?
Lo stesso mareggiare e fluttuare di pareri discordi si ebbe la mattina del 30 giugno, mentre a Villa Spada infuriava la battaglia, nel consiglio di guerra convocato di urgenza a Palazzo Corsini. Delle tre proposte che furono maggiormente discusse (capitolare; difendersi sulle barricate; sortire dalla città) la prima fu respinta all'unanimità, la seconda non accettata per
(182) PISACANB, Guerra, ecc., (cit.), p. 268. (153) PISACANK, Guerra, ecc., (cit.), p. 273.