Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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517
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Carlo Pisacane a la Repubblica Romana 517
ragioni d'indole pratica (134), la terza rimessa all'Assemblea, ma, come è noto, respìnta (135).
Che fare? Non rimaneva altra via che quella che fu seguita, quella cioè di cessare dalla difesa e dichiarare sciolta l'armata. Era pressapoco un surrogato, un palliativo della capitolazione. Garibaldi non accettò questa decisione e si gettò il 2 luglio nella nota avventura del Sammarinese.
Rimanevano in Roma 11 mila nomini narra il Pisacane in quella sua polemica col Roselli che è un po' il bilancio, sine ira et studio, del suo operato il decreto dell'Assemblea fu onorevole giacche non scendemmo col nemico a nessun patto; esso non fu una convenzione tra noi e il nemico, ma un provvedimento interno che non ci legava in alcun modo coi Francesi. Noi eravamo liberi di operare a nostro agio, e VAssemblea stessa aveva detto: Garibaldi e Roselli provvedono all'onore dell'esercito. Una guarnigione la quale può sortire da una piazza fa cosa onorevole, rimanendo in essa a subire le leggi del vincitore? E se in questa piazza v*è un sito forte, una specie di ridotto, dovrà la guarnigione trascurare di chiudersi in esso, ed aspettare il nemico sparpagliata nelle caserme? E nel caso di Roma, con l'Assemblea al suo posto, la popolazione fremente, il nemico atterrito dalla vittoria e senza garanzia né di patti, ne di ostaggi, quale effetto avrebbero prodotto 11 mila nomini chiusi nella città Leonina? Io fui l'autore di questo suggerimento e indussi il generale a promuovere nella notte una riunione in Trastevere dei capi militari. Le ragioni che addussi in appoggio alla mia idea non le ricordo, né mi ricordo quelle che originarono in me un tale concetto, che ora veggo giustissimo; fu l'instinto dell'onor militare da sorgere anche nel cuore
(134) Il PISACANE, (Guerra, ecc., cit., p. 267) dice giustamente: difendere palmo a palmo, e casa per casa, la città, è un genere di guerra che non può ordinarsi dal Governo o dal Militare; il popolo bisogna che lo faccia spontaneamente. Ritirarsi Bulla sinistra del Tevere e far saltare i ponti, era pressocchè la medesima cosa, e bisognava abbandonare al nemico la generosa e robusta popolazione di Trastevere, la quale ricusò passare dall'altra parte del fiume. Senza che, questa ostinata difesa, questa guerra di pugnale, non era che una illusione. Il nemico, senza avanzarsi di un passo, avrebbe intrapreso dal Giani-colo un bombardamento sempre crescente, e per quanto l'esaltazione popolare fosse stata atta a sostenere e a respingere l'assalto, essa sarebbe venuta meno sotto la pressione di un tale attacco, che, quasi sempre, miete le vittime pia inoffensive .
(135) LOEVWSON, (op. cit.), It 256 seg.