Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno
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1934
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pagina
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519
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Carlo Pi savane e In Repubblica Romana .519
caserme, fu umiliante condizione pel generale Roselii quella di ricevere dal nemico un ordine, con tuono imperativo e perentorio, di far sortire l'esercito da Roma senza artiglieria e senza munizioni di sorta. E, se fossimo sortiti, ci avrebbero disarmato alle porte: era già deciso. Per fortuna prendemmo in tempo la risoluzione di consegnare le armi al Municipio e sciogliere l'esercito. Altrimenti chi sa che cosa sarebbe avvenuto... .
Ancora una volta, adunque, Pisacane si mostra il più pratico di tutti. Ma ancora una volta la sua scarsa influenza sugli uomini a cui era data la facoltà di decidere fa rimanere inattuato il suo piano. Più che il difetto diretto di Pisa-cane (contro il quale si accanì la facile critica di alcuni libellisti) appare qui palese il difetto della costituzione organica del potere esecutivo romano: e ancora una volta colui che è più vicino al Pisacane quantunque anche lui, per le sue idee dottrinarie, metta avanti le sue buone riserve inceppanti è Giuseppe Mazzini, il meno esperto di cose di guerra, ma l'uomo che aveva 1 maggiore intuito rivoluzionario fra tutti. Ma anche in queste ultime ore, quando ogni provvedimento dovrebbe essere decisivo, il piano di Pisacane va ad infrangersi contro la frigidità e la colpevole debolezza del Roselli. È il destino di tutti gli Stati ad autorità discentrata. Narra il Pisacane :
... il Roselli approvò tale idea (di rinchiudersi nella città leonina...) e gli ordini furono dati per mandarla ad effetto. Il generale era in Trastevere, albeggiava, vi erano quasi tutte le truppe. Io mi allontanai un istante non ricordo per quale cagione. Al ritorno dal Ponte S. Angelo, incontrai, con mia somma meraviglia, un reggimento che muoveva verso l'interno della città. Chiesi la cagione di questo movimento, la seppi. In mia assenza il rappresentante del popolo Pietro Sterhini, aveva persuaso il generale esser miglior consiglio uscire dalla città (che la truppa non fosse in istato di tener la campagna erasi deciso dopo mature discussioni) e il generale aveva ordinato ai corpi riuniti nella città Leonina di muovere verso Porta S. Giovanni. Essi mossero, ma rientrarono in Caserma. Nel pomeriggio i Francesi entrarono... (137).
(137) PISACANE, in La Voce della libertà, .(cit.).