Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <520>
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Aldo Romano
Tale la esatta realtà dei fatti, tale la debolezza di colui che per isbaglio (e la colpa non fa anche di Pisacane?) era stato nominato generale in capo dell'esercito repubblicano (138). TI Nostro attenua il suo giudizio nella Guerra Combattuta, quando dice che il generale Oudinot aveva fatto spargere la nuova che il suo ingresso in Roma non avrebbe apportato nessun cambia­mento politico,, e che l'armata romana avrebbe potuto prendere gli accantonamenti esterni per evitare la presenza delle due armate nella città (139). PJggH fatti diedero ragione al Pisa-cane. Abbattuto il Governo, sciolta l'Assemblea, la notte del 3 luglio i superstiti furono per essere disarmati e messi fuori dalle porte di Roma : e ciò forse sarebbe stato fatto se la mat­tina dopo gli ufficiali non avessero protestato per iscritto e non si fossero dimessi in massa dall'esercito, rimettendo le armi al Municipio, ce La Nostra spada, consacrata dalla Repubblica diceva la protesta la deponiamo, dichiarando non voler ser­vire un governo imposto 'ài sublime popolo romano dall'armi francesi (140).
Fu Pisacane stesso che portò al generale Oudinot, nel campo dell'esercito francese, la fiera protesta? Lo ignoriamo. Certo è che egli, come narrerà più tardi, dovette rassegnarsi all'u­miliante condizione di ragionar col nemico: più di una volta fui obbligato a portarmi al suo quartier generale, e ne trassi poche simpatie... (141).
Caduta ormai Roma, sciolto l'esercito, Pisacane desidera rientrare nella vita privata. È sua intenzione, forse, di rima­nere a Roma. Ma e se ne ignora il motivo è arrestato come molti altri e condotto prigioniero in Castel S. Angelo. Quasi certamente l'arresto fu dovuto al fatto che egli non ottemperò alla disposizione a tutti gli stranieri y> di abbandonare lo Stato Pontificio (142). Fu liberato, grazie alle cure della sua diletta
(138) Cfr. qua aio è sialo detto alla nota 90.
(139) PISACANE, Guerra, ecc., (cit.), p. 274.
(140) PISACAME, Guerra, ecc., (cit.), p. 274 segg.
(141) PISACANE, La Voce della Livertà, (cit.).
(142) Sciolto l'esercito, rientrato nella vita privata, venni arrestato... dice Io stesso Pisacane (La Voce della Libertà, loc cit.). Si può dedurre che egli non intendeva per il momento abbandonare la città. Anche il Nicotera, per esempio, che si rifiutò di partire, venne arrestato.