Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1934
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Aldo Romano
liaiii, e che perciò da Roma sarebbe partito il grido dell'antica civiltà rinascente.
Mazzini vi era entrato trepido e quasi adorando . Mai come in quell'ora l'Apostolo potè sentire che raccoglieva in se le speranze e le aspirazioni di migliaia e migliaia di italiani chiedenti quell'unità politica che spettava al popolo quasi per diritto divino. E nessun uomo più di lui, che viveva di una religiosità così intensa ed appassionata, era atto a dirigere e rappresentare una coscienza popolare che era stata detta irreligiosa e sacrilega, ma che per converso innestava la sua nuova volontà di azione nel tronco millenario della storia prettamente cristiana di Roma.
Trascinato ora dal torrente della reazione, anche il Pisa-cane riprende la via dell'esilio : ma quello a cui egli ha assi* stilo gli dà la convinzione di aver combattuto in nome della comune volontà del popolo, gli fa nutrire il proposito di non desistere mai dalla lotta, la certezza che, in un non lontano domani, la vittoria avrebbe coronato gli sforzi eroici degli italiani. L'esperienza rivoluzionaria, a traverso incomprensioni e errori involontari, ormai è tutta compiuta. Le azioni contingenti, e le ideologie che le hanno ispirate, sono tuil'insieme superate dall'ammaestramento della sconfitta, diventano critica: ormai sono diventate storia e assumono la lontananza e quasi la serenità di questa.
Smagato, in parte deluso, Pisacane incomincia a meditare le ragioni della disfatta, le cause prossime e remote di tanto accanimento antiliberale, e ritroverà più tardi una certa logica spiegazione di tutto il fallimento politico dei principi quarantotteschi; per ora la sua opera è tra le più discusse in sede di responsabilità pratica, ed egli è assorto in un penoso esame di coscienza, nella ricerca di una giustificazione di fronte a se stesso.
À parte alcune critiche offensive, partigiane ed insincere, che saranno mosse al Pisacane, e che non vanno tenute, com'egli non le teneva in alcun conto (145), v'era infatti molto a discutere onestamente sul suo operato. E delle discussioni, che in quell'epoca e in appresso furono vivissime, un'eco è conservato in
(145) In ROSSELLI* (op. cit.), p. 81, 82, 361.