Rassegna storica del Risorgimento
PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno
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1934
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pagina
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523
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Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 523
una lettera di Enrichelta a Carlo. Conviene in parte riprodurla perchè essa dà un quadro assai preciso ed esatto delle convinzioni nutrite anche da chi era legato al Nostro da vincoli di salda amicizia, e dei sentimenti di riprovazione che alcuni atteggiamenti del Pisacane avevano suscitato (146):
... Io a tutti quelli che Tengono qua e che hanno qualche merito, cerco indagare ciò che si dice di te, e ho trovato in tutti che dicono avere tu i difetti ch'io trovai allora, cioè fosti debole nel non rinunziare ad incarichi che ti venivano affidati, e che non potevi disimpegnare, come avresti voluto, cioè, l'essere sostituito con Avezzana, Capo di Stato Maggiore con Roselli. La generalità dei capi dei corpi di Roma, che sono tutti qua, attribuiscono a tua incapacità di poter fare il Capo dello Stato Maggiore, e che non sapevi consigliare il Roselli. Dicono che avevi esitazione nel dare gli ordini, e che spesso li cambiavi. Insomma io speravo almeno che tu fossi restato oscuro, ma invece ti danno molti torti che non hai... .
Il giudizio è come commenta uno storico (147) ce severo ma non ingiusto . Nei quattro mesi della sua alacre attività direttiva, il Pisacane aveva senza dubbio svolto un'azione benefica e costruttiva. Se non ci ha fatto velo la simpatia per il personaggio del quale stiamo ricostruendo la vita noi abbiamo dimostrato che tutta la sua opera a prò' della repubblica Romana aveva seguito una sua logica interna perfettamente coerente ai principi professati. Ma dobbiamo pur dire che, quelli, furono mesi nei quali il Pisacane andava cercando faticosamente una sua strada, una sua propria direttiva politica: sono i mesi di mediazione tra il vecchio e il nuovo, quelli nei quali doveva veramente sorgere, dal romantico cronico, dall'ex tenente napoletano affetto d'inguaribile dandismo, dall'esule per amore, il pensatore politico, l'eroe di Sapri. Gli errori, le incomprensioni, un senso di spiegabile difficoltà ad accettare idee e concetti un po' troppo spinti, un po' troppo temerariamente antitradizionali, erano certamente il segno di un'assimilazione graduale del clima spirituale del Risorgimento rivoluzionario
(146) FALCO, Ricerche e documenti, ecc., (cit.), p. 253.
(147) FALCO, (ibidem).