Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <524>
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lido Romano
che non si era ancora in lui del tutto compiuto. Quando, quasi a se stesso, egli voleva mostrare l'avvenuta assimilazione di queste idee, senza avvedersene sbagliava il bersaglio: cadeva in quel facile estremismo che è l'effetto della mancata maturazione poli­tica, diremmo quasi della inconsapevolezza. La sua non celata antipatia per Garibaldi e la sua incomprensione della funzione ideale di questo alla difesa della Repubblica, è, del resto, uno degli aspetti più appariscenti di cotesta acerbità del suo discer­nimento politico. Garibaldi aveva insegnato una volta per sempre agli italiani del Risorgimento la maniera di veramente combattere per la Patria e per l'idea, di saper ben romana­mente morire. E Pisacane porterà ben profondamente nella sua coscienza questo insegnamento assimilato sotto forma di reazione e critica.
Un altro concetto puntuale che, una volta assimilato, sarà quello sul quale s'impernierà il pensiero posteriore del Pisa-cane, è anche un concetto appreso alla grande scuola della difesa di Roma : il popolo solo dev'essere quello che deve conquistarsi la libertà di se stesso, e la potrà conquistare solo quando avrà la coscienza della propria missione, dei propri diritti, della propria forza: la libertà, dice Pisacane, sarà il frutto ce di un comune convincimento .
Così nella visione della politica italiana nei rispetti della vita sociale europea, il Pisacane non logora il suo sogno nazio­nalistico nella vaga, chimerica, sia pur affascinante, concezione mazziniana di una federazione dei popoli. La disfatta aveva insegnato al popolo italiano di dover riporre le proprie spe­ranze nella sola coscienza della forza di se stesso, della sua passata grandezza, del suo immancabile avvenire. Così in certe idee posteriori alla sua esperienza rivoluzionaria circolano e si slargano motivi che riportano la mente alla grande consapevo­lezza nazionalistica di Vincenzo Cuoco. Ma sono motivi appena appena accennati, quasi inconsapevoli. Se il Pisacane ne avesse avuto le capacità intellettuali e le attitudini storiografiche, avrebbe potuto farci della sua Guerra combattuta in Italia una sorta di Saggio storico: mancando queste, invece, il suo libro rimane molto al di qua di esso, un grido di dolore lanciato ai suoi compagni d'arme, una specie di opera politico-didascalica che, invece che della storiografia, rientra nella storia della pub­blicistica e della pratica del Risorgimento.