Rassegna storica del Risorgimento

FR?JUS (TRAFORO) ; SOMMEILLER GERMANO
anno <1934>   pagina <531>
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Di Germano Sommeiller e del Traforo del Fréjus 531
mezzi meccanici, coi soli strumenti di cui poteva disporre un rozzo montanaro di Chiomonte qual egli era, era riuscito, in otto anni di lavoro indefesso, ad aprire un passaggio attraverso l'intiero monte alle acque desiderate.
Durante il regno di Carlo Alberto si comincia ad entrare in un campo alquanto più pratico. Un modesto commissionario delle dogane a Susa, Montmélian e Pont-de-Beauvoisin, sfor­nito di studi ma pratico della montagna e delle esigenze del commercio, Giuseppe Francesco Médail, concepiva l'idea della possibilità di aprirsi un passaggio sotto il Fréjus tra Bardo necchia e Modane, additando quella come la linea più breve tra la Savoia e il Piemonte. Egli evidentemente facevasi delle illusioni, perchè valutava la lunghezza della galleria a soli 5 km. ; ora questa opinione, in qualunque modo si inter­preti, rappresenta sempre un errore. Se anche non si tratta di un errore di calcolo riguardo allo spessore del monte, perchè egli intendeva certo fare il traforo ad un'altezza assai al di sopra della galleria attuale che è lunga più di 12 Km. dove la montagna presenta uno spessore assai minore; la pro­posta mancava di praticità, non essendosi reso conto il suo autore della impossibilità di condurre una ferrovia fino a quel­l'altezza. Un'altra illusione egli si faceva circa la durata del lavoro, che egli valutò sia pure per scavare solo i suoi 5 Km. a cinque o sei anni. Invece, con l'uso dei mezzi di cui dispo-nevasi allora, cioè coi mezzi ordinari che furono quelli adoperati dal 1857 al 1860 nei primi anni dell'escavazione dell'attuale galleria in attesa delle perforatrici meccaniche, nello scorcio del 1857 si avanzò dal lato di Bardonecchia di 27 metri, nel 1858 di 257, nel 1859 di 236, nel 1860 di 203, con una media annua, per i tre anni interi, di 230 metri, che per iscavare i 5 Km. del Médail avrebbe occupato non sei ma una ventina di annL Ciò metteva quindi in evidenza un'altra necessità, quella di mezzi più adatti a spezzare le roccie che si sarebbero incontrate durante il percorso.
II problema era cominciato a sorgere fin dai tempi più an­tichi; da quando l'uomo per iscavarsi l'abitazione entro terra, o per aprirsi la prima volta una via nei luoghi rocciosi, aveva cessato di adoperare i mezzi fornitigli dalla natura e si era diffe­renziato dagli altri animali per l'impiego di altri mezzi e uten­sili, di pietra, di legno, di ferro, e aveva aguzzato l'ingegno ad