Rassegna storica del Risorgimento

FR?JUS (TRAFORO) ; SOMMEILLER GERMANO
anno <1934>   pagina <532>
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Annullilo TtdUntit.
escogitarne dei nuovi di sempre maggiore efficacia. Livio rac­conta che i soldati di Annibale, per aprirsi la vìa sulle Alpi, arroventavano col fuoco le rocce e le rendevan friabili versan­dovi su dell'aceto ; a artieri liaque saxa infuso aceto putre-faciunt ; presso a poco come dice anche Plinio, che ricorda l'aceto usato per integrare l'opera distruttrice del fuoco : ce saxa rumpit infiisiun acetum quae non ruperit ignis antecedens . Noi potremmo sorridere a questo racconto, noi che conosciamo mezzi di distruzione accanto ai quali ben possono dirsi puerili quelli tentati da Annibale; noi potremmo anche istintivamente pensare che Livk e Plinio abbiano accolto senza sottoporlo alla critica un particolare passato tradizionalmente di bocca in bocca e forse non corrispondente alla verità; ma avremmo torto, perchè anzitutto i chimici non escludono che sulle rocce di natura cal­carea l'acido acetico possa essere stato con intento distruttivo impiegato anche allora; inoltre perchè abbiamo la prova che l'aceto o qualche altro acido servì, proprio per iscavare una gal­leria, 17 secoli dopo la calata di Annibale. Abbiamo infatti un diploma dell'imperatore Federico IH, del 1480, che parlando del già accennato traforo del Monviso, inaugurato in quell'anno, lo dice esplicitamente aperto col ferro, col fuoco e con l'aceto. L'espressione, riferentesi ad un fatto contemporaneo, non può essere considerato come il riflesso di una tradizione.
Il problema di cui il Médail non si era reso conto sufficien­temente e che egli non aveva cercato di risolvere, tentò gli in­gegni più acuti in Italia e fuori, che entrarono in lizza, propo­nendo ciascuno una soluzione ebe non fu potuta applicare per difetto di praticità. Le invenzioni di perforatrici si moltipli­carono ; vi furon di quelle che miravano al solo effetto di forare la roccia in parecchi punti vicini tra loro, in modo da render facile la distruzione coi mezzi ordinari delle parti di roccia ri­maste intatte tra le varie perforature; di quelle invece che do-vevan servire a scavare i fornelli da mina. Nel 1845 l'ingegnere belga Enrico Mauss, incaricato ufficialmente dal governo Sardo, studiò un modello di perforatrice che tagliava la roccia in istrati orizzontali, da rompersi poi per mezzo di cunei, e non con le mine, perchè, mancando i pozzi intermedi, i gas generati dal­l'esplosione avrebbero reso irrespirabile VfàSk agli operai. Il governo assegnò 300.000 lire per gli esperimenti, che si fecero in Torino al Valdocco con esito soddisfacente, sotto gli occhi di