Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1934>   pagina <595>
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L'edizione nazionale degli scrìtti di Giuseppe Garibaldi 595
affermare che il Generale portò con. se un buon quarto del mano­scritto nella campagna dei Vosgi, e che colà, non ostante le vicende della guerra, scrisse altre pagine, come ci attesta, fra altre testimo­nianze, Jessie White Mario che trovò il Generale intento a scrivere il romanzo in una camera dell'albergo di Marsiglia, alla vigilia del suo ritorno a Caprera.
Quindi sui primi del 1872 era già ricopiato e pronto per la stampa il manoscritto de I Mille, che rappresenta, in ordine cronologico, l'ultima fatica letteraria del Generale.
Della quale circostanza naturalmente non doveva tener conto la R. Commissione, che ha preferito considerare le affinità fra lo scritto dei Mille e le Memorie, e che ha veduto nei Mille ed a ragione una integrazione dell'autobiografia, ed una interpretazione, in più momenti, dell'autobiografia stessa, e non già un romanzo.
Difatti il romanziere quasi scompare dietro il biografo e lo sto­rico. La tenue trama va piuttosto considerata come uno spunto pole­mico che come visione d'arte: le due fanciulle che sotto abiti ma­schili prendono parte alla Campagna dei Mille, che sono oggetto di insidie da parte di un gesuita, e l'intrigo di cui è protagonista il bri­gante Talarico che attenta alla vita di Garibaldi, sono le solite figure e le solite maniere che si incontrano nei romanzi e nei romanzetti dell'epoca a sfondo anticlericale e sotto la consueta luce romantica.
L'interesse non è qui, e non è nemmeno nel ricercare quali let­ture possono avere influito nella concezione del libro, e nel suo di­segno, giacche è risaputo, per esempio, che il Generale ammirava Beatrice Cenci e la Battaglia di Benevento del Guerrazzi, che non era ignaro delle narrazioni romantico-patriottiche del D'Azeglio, che cono­sceva Hugo (6).
L'interesse è nella narrazione dèi fatti realmente accaduti, e nella polemica che si insinua, che scoppietta e che divampa fra le pagine puramente narrative, toccando specialmente i mazziniani puri che a Talamone si erano rifiutati di seguire l'Eroe nella grande impresa, e contro quali egli appunto s'eleva, difendendo la Comune e l'c Internazionale .
Nato in"una calda atmosfera polemica, il romanzo era destinato a diventare motivo di grandi contrasti, persino a proposito della
(6) Il 18 agosto 1872, Garibaldi scriveva a Piero Carboni: I romanzi del Guerrazzi, di Massimo d'Azeglio e le poesie del Berohet, più che le prose dei vani Doveri degli uomini (sic), ecc., hanno suscitato la gioventù italiana e l'hanno spinta a grandi cose A.