Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1934>   pagina <596>
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Piero Zuma
sua pubblicazione in Italia ed all'estero, e più ancora era occasione di contese dopo la pubblicazione stessa.
Intanto non era fàcile trovare chi assumesse l'impresa editoriale, perchè il Generale poneva una condizione, e cioè dichiarava che avrebbe ceduto il manoscritto solo dietro un corrispettivo di tren­tamila lire.
Al fedele dott. Timoteo Riboli, già capo medico nella Campagna dei Vosgi, il 13 marzo 1872, scriveva in proposito il Generale:
Capite ch'io fò il romanziere non per essere un letterato, ma per far soldi: e non trovandomi oggi in stretto bisogno, io aspetterò una vantaggiosa occasione .
Difatti di fronte alla richiesta, senza dubbio rilevante, del Gene­rale, erano già fallite le trattative che Francesco Cucchi aveva fatto per conto del Generale stesso con gli editori Rechiedei di Milano, che erano già stati nel 1870 gli editori di Clelia.
Dopo il Cucchi, era dunque il fìdatissimo e scrupoloso Riboli che riceveva l'incarico; e a lui veniva annunziato dal Generale, con lettera dell'8 ottobre 1872, l'invio del manoscritto.
Incominciò subito il Riboli a fare tentativi a Torino ; ma le trenta­mila lire spaventavano, tanto più che i precedenti romanzi pubbli­cati, e cioè Clelia e Cantoni il volontario non erano stati davvero un buon affare editoriale (7).
Intanto il Generale spediva al Riboli anche la prefazione ce Alla Gioventù Italiana , e gli scriveva il 4 febbraio 1873 una lettera, pre­gandolo di apporre egli stesso alla prefazione una data, scegliendola in un giorno del gennaio di quell'anno.
Il Riboli pose difatti la data 21-22 gennaio 1873, secondo anni­versario della battaglia di Digione.
Intanto l'inutile ricerca di un editore ispirava al dottor Riboli una diversa soluzione. Ossia pensò che fosse opportuno aprire una sottoscrizione che garantisse dalle spese il futuro editore: una sotto­scrizione che avrebbe senza dubbio incontrato favore fra i superstiti dei Mille, fra i reduci garibaldini e fra gli innumerevoli ammiratori.
(7) Neppure Garibaldi aveva tratto un grande prò fi no dall'edizione italiana del Cantoni il volontario, pubblicata dal Politti. In una lettera del Generale al dottor Timoteo Riboli, in data 14 aprile 1872, si legge: Se si potesse indurre il Politti di Milano, che mi diede solo 1500 lire per il mio Cantoni, a fare qualcosa di più, non sarebbe male . L'editore si era trattenuto anche l'autografo. Infatti nella stessa lettera Garibaldi dice: Poliiti ha il manoscritto: di questo gliene scrissi e non mi rispose . (Inedita. Museo del Risorgimento di Roma, Carte Riboli).