Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1934>   pagina <598>
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Piero Zama
cura di Volturno Tosi), è slata ripubblicata nel Resto dei Carlino (16 agosto 1933) ed è in questi termini :
Egregio Tosi,
ho l'animo talmente esacerbato che non so se troverò termini pel giornale Il Presente di Parma da non accusarlo della condotta la più ignominiosa che si possa tenere sulla terra.
D'accordo con Cucchi e Cairoli di pubblicare il lavoro del Generale l Mille -in modo che gli arrecasse il maggiore dei vantaggi tanto in Italia che fuori; avu­tone il consenso da lui, onde non sciupare l'autografo tutto di suo pugno mon­tante a più di' 400 pagine (che è in mie mani), feci fare quattro copie del mano­scritto per iniziare contratti all'estero, e pubblicarlo in francese, in tedesco ed in inglese, contratti che sono in corso di traduzione e di trattative, nonché della vendita dell'Autografo.
Per l'edizione italiana, gli editori del nostro fortunato paese non offrirono che inezie. Coi suddetti Cucchi e Cairoli combinammo di pubblicarlo nel modo espresso dal manifesto per poter offrire a lui, all'autore, non meno di 10 mila lire colla prima edizione, e rimanere coperti delle spese. Assieme scegliemmo i cento nomi che ci vennero alla memoria dei più devoti al Generale, e onesti, per non perdere il denaro e non essere soggetti alle ladrerie librarie.
Pregammo il Generale che togliesse la denominazione Romanzo Storico, perchè la narrazione è tutta vera, e gli episodi non furono che episodi di fatto. Accon­senta, e lui stesso diede la denominazione Garibaldi - I Mille . Fummo lieti di questa concessione; quella non era dettata che da eccesso di umiltà dell'autore (9).
Redatto il manifesto e stampato, si diffuse. Il Belluzzi di Bologna, pel primo, mi salta fuori colla parola Romanzo Storico , e trovò eco nella stampa italiana ed estera. M'irrito, mi amareggio, gli scrivo che l'Epopea dei Mille non è un ro­manzo, che coU'avere egli spensieratamente dato quella denominazione al lavoro del Generale, gli ha fatto il peggiore dei mali, perchè gli avversari, nemici di lui e nostri, diranno che la spedizione dei Mille è un romanzo, così denominato dallo stesso Generale.
In allora, non so cosa questo disgraziato abbia scritto; solo dal Secolo di Milano seppi il dubbio velenoso lanciato dal Presente di Parma, quindi la gene­rale apprensione di un inganno, e la sosta delle sottoscrizioni; quindi lettere a me da ogni parte. Immaginate voi adesso quanta può essere l'ira mia contro quei due, non so se debba chiamarli scellerati o imbecilli. Vi dirò solo che assas­sìnio maggiore di questo non si poteva commettere che da uomini del Vaticano.
i pubblicisti, cosi detti liberali e del progresso, ripeterono quell'infamia senza abbadare ai cento nomi pubblicati come incaricati; alle avvertenze della sesta pagina e fine della quinta che non lasciano dubbio di monopolio librario; alla destinazione del denaro ricavato, e alla responsabilità suddivisa su cento nomi ehe giudicammo intemerati.
Leggere e comprenderei Ma da quando sanno leggere e comprendere certi pubblicisti che non" siano che biglietti di banca o brevetti di gingilli assolutisti?
(9) Garibaldi aveva comunicato al dottor Riboli il titolo definitivo fino dal 4 febbraio 1873: Il titolo: / Mille, col mio nome, secondo l'opinione vostra. (Vedi l'articolo di G. FONTBKOSSI. già citato).