Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1934>   pagina <603>
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L'edizione nazionale degli scrìtti di Giuseppe Garibaldi 603
Curioso l'ultimo commento di Garibaldi, in merito a questa edi­zione sfumata. Egli scrive difatti da Civitavecchia al fedelissimo Ri­boli, il 3 agosto 1875, in questi termini;
La mèrle accontodatrice degli imperi, speriamo accomoderà anche le donne. Faccian esse come vogliono. Stavo fresco se avessi avuto bisogno del loro pane .
Difficoltà di altro genere trovò sulle prime la traduzione francese. Le prime trattative corsero fra il dott. Riboli ed il veneziano Marco Antonio Canini che, dopo avere molto peregrinato per il mondo, vi­veva a Parigi. Egli aveva partecipato alla guerra del 1866, appar­teneva quindi alla grande famiglia patriottica, ed essendosi dedicato in Francia a studi letterari, aveva le qualità per essere un traduttore del libro (14). Probabilmente era intendimento del Riboli di offrirgli una occasione per guadagnare qualcosa, giacché ne aveva bisogno.
Il Canini si rivolse all'editore Lacroix, che tuttavia non volle trattare. L'esaltazione dell'Internazionale suonava male agli orecchi in quel momento, e rendeva particolarmente dubbiosi quelli che in un libro non vedevano altro che un affare commerciale.
Bisognava dunque concedere qualche taglio nel manoscritto, e non solo a proposito dell'Internazionale, ma anche per altri punti non meno inopportuni nel suolo di Francia. Fatto ciò si sarebbe pen­sato con più probabilità di riuscita alla pubblicazione. In questo senso Marco Antonio Canini scrisse al dottor Riboli il 2 agosto 1873.
Lacroix si legge nella lettera al Riboli - - tenne per molto tempo il som­mario dell'opera di Garibaldi, che io aveva fatto per Ini... io era quasi certo che consentisse ad assumersi la pubblicazione dei Mille. A un tratto fé voltafaccia, e mi disse un no assoluto.
Poi fui per alcuni giorni ammalato fisicamente e moralmente.
Ho dianzi ripreso l'altare, questa volta con grande probabilità di successo. L'edizione si farebbe illustrata. Siccome il capo di quella Casa, cui mi sono indi, rizzato, è assente per gli affari della Comune, gli fu dal suo rappresentante man­dato il Sommario. Si aspetta hi risposta. Ma il rappresentante di esso mi assicura che sarà affermativa.
Potete comunicare queste cose al Generale.
Ecco le ragioni del mio silenzio... E quelle del vostro?
Non vorrei che voi e Garibaldi foste rimasti malcontenti a cagione della mia schiettezza rispetto a certi passi dei Millo, a certe invettive contro i preti, che io propongo di sopprimere nell'edizione francese.
Anche Lacroix, anche l'altro cui mi sono indirizzato, sono del mio parere. Ai tempi che corrono se si vuol pubblicare l'opera in Francia, bisogna assolu­tamente far qualche taglio.
(14) Per notizie su M. A. Canini, vedi la biografia pubblicata da A. M. Gin-ALBERTI nell'Enciclopedia Italiana (Vili, 731).