Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1934>   pagina <610>
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Piero Zama
documento, intendendosi pubblico quello destinato dal Generale ad essere pubblicato. E però alla fine si avrà che lo studioso andrà a cer­care lettere garibaldine nell'epistolario, mentre esse figurano in questo volume. Diciamo questo non tanto per fare osservazioni che sono troppo facili su lavori di tanta mole, quanto piuttosto per raccoman­dare i necessari rimandi nei volumi dell'epistolario. Chi, per esempio, potrebbe cercare fra i proclami le lettere che Garibaldi scrive ai Triumviri Romani nell'aprile del 1849?
A proposilo di una di tali lettere, e precisamente della lettera del 1 aprile (doc. 66) notiamo che per essa viene citato come fonte il Loevinson. Citazione che in questo, come in altri casi, viene usata pur trattandosi di documenti resi noti da altri prima che dal Loevinson. Codesto documento numero 66 fu difatti pubblicato nel secondo vo­lume sulla Repubblica Romana di Giuseppe Beghelli a pag. 134-136. Risalendo alle fonti prime, si sarebbe forse evitato di riprodurre nel sunto del Loevinson i documenti segnati coi numeri 57 e 58 che dovrebbero avere più ampia dizione in cronache e giornali emiliano-romagnoli del tempo. Così pure riconosciamo che il giornale II Di­ritto è senza dubbio una buona fonte; ma il Diritto ci dà a Sua Volta inesattamente il documento che nel nostro volume è riportato al numero 188. lu questa lettera diretta al Municipio di Chiavari (let­tera che, ripetiamo, avremmo veduto volentieri nei volumi dell'epi­stolario), Il Diritto fa dire al Generale che egli riserba a se e ai suoi concittadini il diritto di rivendicare il suo paese nativo. H Generale scrisse invece (e l'autografo è conservato nell'Archivio Comunale di Chiavari) discendenti e non concittadini. In quel giorno medesimo poi il Generale scrisse un'eguale lettera al Municipio di S. Remo. Di essa non troviamo citazione alcuna; e vide già la luce nella Ri­vista di Roma, anno XIV, fase. XIX, pag. 375.
Codesti rilievi possono apparire, e sono in realtà, troppo minuti, quando si rifletta sulle difficoltà che presenta una raccolta come questa. però i rilievi stessi od altri non diminuiscono affatto il grande valore dell'opera e iton oscurano affatto la lode che dob­biamo a chi ha sostenuto così ardua e nobile fatica.
Il volume è, come gli altri adorno di molte illustrazioni; non tutte naturalmente dello stesso pregio. Così poco interessante è l'oleografia riprodotta e inserita fra le pagine 272 e 273, e l'altra riproduzione che figura dopo la pag. 152j riguardante un brutto quadro che già vedemmo nella Mostra di Roma e che, se ben ricor­diamo si trova a Lucca e non a Genova.