Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA ; MARTINI FERDINANDO
anno <1934>   pagina <614>
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614 Mario Puccionl
lizia granducale raggiunsero i mille, senza tener conto de1 moltissimi che varcarono i confini per via di terra, non preoccupandosi delle disposizioni governative e combatterono o nel battaglione Malenchini o nelle file dell'esercito reale. Il capitano Luigi Bosi scrive in aprile '59 a Carlo Fenzi, da Acqui: Il mio battaglione è quasi tutto di toscani, giovani volenterosi ed animati . Ma v'ha di più. La Società Nazionale avea inviato l'ordine ai propri affiliati, di sospendere gli arruolamenti e le partenze: <f Scongiurateli per pietà che restino a casa, ciò che, bene in Lombardia sarebbe dannoso in Toscana; allontanandosi i più coraggiosi, il paese cadrebbe in maggior letargo: bisogna invece che restino ad animare, eccitare, trascinarsi dietro le masse (Cfr. Doc. UT riportato nel mio scritto II Risorgimento italiano nell'opera di P. Puc-doni in Rassegna del 1929 fase. II, p. 448; fase. IH, lett. 24, p. 660).
Questi i volontari marciami avanti il 27 aprile; riaperti gli arruo--lamenti il 30, al 2 maggio successivo 9043 erano i nuovi iscritti, sicché il Governo Provvisorio potè fare a meno di bandir subito la leva, che in nn paese abituato alla tranquillità, com'era la sonnolente Toscana, avrebbe potuto specialmente tra le classi rurali, in mano ai retrogradi per la maggioranza, destare vivi contrasti. Questi dati, lo dico subito, li ho tratti dall'opera del generale Giorgetti edita a cura del nostro stato maggiore Le armi toscane e le occupazioni straniere in Toscana, cap. IV, (Città di Castello 1916).
Ma s'improvvisa forse la mobilitazione d'un esercito in quaran-tott'ore o giù di li? La risposta a quelli che han seguito la mobili­tazione italiana durante la grande guerra. Nel 1859, sia pure in propor­zione ridotte, tutti gl'inconvenienti de' tempi nostri si verificarono, aggiuntivi quelli della necessità di epurare il piccolo e tutl'altro che pronto esercito toscano dagli ufficiali austriacanti, quali il comandante generale Ferrari da Grado e diversi altri. Le artiglierie poi mancavano di cavalli, di munizioni, di traini, fucili per le fanterie ve ne erano soltanto per i soldati sotto le armi, i servizi amministrativi erano scritti sui soli registri, e riempite le file con i complementi, che gli uomini non difettavano, difettarono gl'istruttori : come il piccolo esercito, che non ragguagliava i diecimila uomini, avrebbe potuto su­bito marciare? Con tutto ciò, per merito dei componenti il governo della Toscana, il generale Ulloa, comandante la divisione, potè affer­mare che dopo il venti di maggio le truppe avrebber potuto partire pei campi di battaglia cui anelavano. Ma il 24 maggio, sbarcato a Livorno il Principe Gerolamo Napoleone col suo V corpo d'armata francese, ebbe da Napoleone III l'ordine di non lasciar la Toscana