Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA ; MARTINI FERDINANDO
anno <1934>   pagina <616>
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Mario Pucci uni
Dopo la chiara dimostrazione della verità e l'attestazione di Gari­baldi lascio che le acri accuse di Ferdinando Martini siano giudicate dai lettori!
Anche in questa contingenza dunque i nostri padri seppero com­pire tutto il loro dovere.
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11 secondo addebito elevato dal Martini contro la Toscana è più grave e meno scusabile: il 27 agosto 1917, da Blcvio, egli scrive alla figlia forse sotto la triste impressióne del prolungarsi della grande guerra e dell'opera di disfattismo che in Toscana, non più che in altre regioni, veniva fatta e tollerata dal governo fiacco e ... liberale questo periodo:
La Toscana è quello che è, Tita mia: né M suo contegno mi' meraviglia. Sconta la sua felicità d'altri tempi. Dove sono gl'impic­cati, i condannati ali*ergastolo, all'esilio per reati politici in Toscana? TI governo lorenese fu mite, paterno, la occupazione austriaca breve e temperata. La rivoluzione costò mezzo milione al Bartolommei che comprò gli ufficiali, ma neanche una goccia di sangue... La Toscana non seppe dai Medici in poi che fosse servitù, tirannia .
Dico subito che grave errore fu l'aver pubblicato questa lettera familiare che è contumelia contro la Toscana del Risorgimento, e contumelia falsa ed ingiusta. I compilatori del volume, che ci han dato tante e belle corrispondenze, tali che mentre onorano lo scrit­tore, fanno allargare il cuore al lettore, gli han reso un pessimo ser­vigio! Ed io passo a confutarla frase per frase.
Il Governo lorenese fu mite e paterno. Sì, ma fino a tutto il 1848 e cessò di esserlo dopo. Non fu paterno, perchè tale attributo trova la sua smentita nella insincerità e nel raggiro. Leopoldo II, giunto a Siena i primi di febbraio del '49, ricevè il 6 stando a letto il suo Presidente del consiglio Montanelli, recatovisi per conferir seco d'affari di stato. Il sovrano si disse ammalato, conversò a lungo, mostrando di condi­videre le idee del ministro: che occorresse presto far ritorno in Fi­renze, ora che Roma aveva proclamata la repubblica, e portare avanti la legge sulla Costituente italiana, approvata unanimemente dalle due camere e a cui solo mancava la sottoscrizione sovrana. Nessuna obie­zione egli fece, anzi ripetuto l'assentimento apparente alla politica ministeriale, e ricevuto il Èirgsidcnte ancHe dalla granduchessa Maina Antonietta. Il di successivo, nella mattinata, Leopoldo disse al Món-