Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; TOSCANA ; MARTINI FERDINANDO
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1934
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619
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la rivoluzione toscana del 1859 619
quanti ne ho dimenticati erano tali integri uomini che non ai sareb-hero mai fatti comprare, se pur il Bartolommei avesse avuto il mezzo milione disponibile e la volontà di comperarli.
Quel grande italiano consumò il proprio patrimonio, ma in sovvenzionare i volontari, gli esuli, e le loro famiglie, nell'inviare a Li vorno o fuor de* confini i volontari e nel mandare cinquanta cavalli al conte di Cavour. Corruzione m parola che i nostri padri non conobbero. E lo stesso Martini, nel primo volume di Confessioni e Ricordi, accennò soltanto a qualche ufficiale cui sarebbero stati pagati i debiti, mentre Giovanni Baldasseroni, nel suo libro Leopoldo II granduca di Toscana e i suoi tempi, vi allude vagamente con una preterizione: segno che nulla di concreto aveva potuto raccogliere.
Sia pure che i popolani che si mescolavano ai soldati e ai sottufficiali nei giorni precedenti la rivoluzione, come la polizia toscana fa cenno per bocca del tenente colonnello Sardi, avessero avuto pagato qualche bicchier di vino, ma la spesa poteva esser tale da allontanarsi molto dal mezzo milione, sol che si pensi che a que' tempi, preistorici economicamente, un fiasco del buon vino toscano costava due crazie quattordici centesimi e che Giosuè Carducci narra le glorie delle trattorie popolari ove, come in quella di Gigi Porco, per cinquanta centesimi si aveva, oltre la minestra, il vino, le frutta e il caffè, i gai-lettini di primo canto arrostiti sapientemente!
Ma neanche una goccia di sangue... E in ciò appunto consiste il miracolo d'una rivoluzione pacifica. Popolo ed esercito erano all'unisono, e perfino la gendarmeria si associò nella santa idealità d'indipendenza !
Ma voglio terminare con alcuni periodi della narrazione del Generale Giovanni Cecconi (Il 27 aprile 1859, Fratelli Bocca 1892) in allora tenente dei bersaglieri, decorato poi di medaglie d'argento ad Ancona, nel brigantaggio, a Custoza:
ufficiali toscani che presero parte al moto del 27 aprile avevano indossata l'uniforme militare nel '84- e nel '4,9, quando nel loro paese sventolava il vessillo tricolore d'Italia; e molti di loro con valore indimenticabile avevano combattuto per l'Italia nei campi di Lombardia. Tutti, persone colte, avevano il sentimento dell'italianità e avevano giurato di esser fedeli al principe capo della loro provincia italiana. Quando essi prepararono i sentimenti dei loro soldati alle lotte future per l'indipendenza d'Italia, non credevano di esser cospiratori contro il principe: e quando il principe si trovò nel bivio di tutelare gl'interessi della Toscana, a lui per questo solo affidata, o gl'in-