Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; TOSCANA ; MARTINI FERDINANDO
anno <1934>   pagina <620>
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620 Mario Puccioni
teressi opposti, quelli della casa d'Austria e a questi egli si tenne e preferì schierarsi coi nemici d'Italia e di Toscana, non erano gli uffi' ciali toscani che vennero meno al giuramento di fedeltà.
Ne è ragionevole la pretesa che, quando il granduca mutò ban­diera nel 1852, gli ufficiali tutti del granducato dovessero dimettersi ed emigrare. Lo statuto e la bandiera tricolore non erano definitivamente aboliti, come dichiarò il granduca, ma erano messi temporaneamente- tif-. disparte: ed a ciascuno era palese che il grave atto si era compatto sótto la pressione dell'Austria vittoriosa. Gli ufficiali toscani, consci del loro dovere, rimasero coi loro soldati a prepararli pel giorno della riscossa, pel giorno in cui la pressione d'uri'Austria invulneràbile sarebbe venuta meno. Essi non dissimularono mai i loro sentimenti patriottici, ne durante la occupazione austriaca fu mai visto un ufficiale toscano in amichevole compagnia con gli ufficiali dell'Austria (pag. 8).
E finisce : La condotta degli ufficiali toscani nelle memorande giornate d'aprile fu ispirata da un generoso sentimento di patria carità e quale la esigevano le sacre leggi dell'onore e del dovere: essi sperano che i loro concittadini sapranno far tacere i detrattori del vecchio eser­cito toscano .
L'esercito toscano fu adunque dai patìboli' del partito popolare con­quistato alla rivoluzione mediante la persuasione, ..gli ufficiali per l'alta idealità di correre in guerra a fianco del valoroso esercito sardo e del­l'alleato francese, a vendicare i caduti eroicamente a Curtatone e a Montanara, a render possibile l'avvenire di questa Italia che tanto più amavano, quanto più erano soggetti ai soprusi austriaci del generale Tacete, come avean denominato il Ferrari da Grado.
Gettare una manata di fango contro questi valorosi ufficiali non può mai èssere stato lo scopo del Martini: qualche volta, in momento di cattivo umore, a tutti può accadere di dir qualche sproposito in famiglia. E la colpa non è certo sua, ma di chi compilò il volume, se la lettera fu resa pubblica.
Questo io, per ver dire non per odio d'altrui ho fatto, onde tra le tante perle rarissime che formano la collana letteraria di Ferdinando Martini, ne venga tolta una falsa fatalmente introdotta.
Ho finito.
Tra le seicentoventisette perle che formano,la ricca collana episto­lare edita di Ferdinando Martini se ne è fatalmente insinuata ima falsa: togliendola dalle successive immancabili edizioni si renderà un doppio servigio e alla verità storica e allo scrittore.
MARIO PUCCIONI