Rassegna storica del Risorgimento
MOSTRE ; MUSEI
anno
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1934
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pagina
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626
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626
Antonio Monti
gli studiosi, i quali quasi sempre non la cedono ad alcuno in fatto di italianità, molte volte sono giovani e quasi sempre amanti del bello e non innamorati delle anticaglie.
Evidentemente si fa una certa confusione fra Mostre e Musei e si può arrivare, sia pure per il lodevole proposito di ringiovanire i musei, a distruggere i musei stessi. Mi spiego meglio. La differenza sostanziale fra mostra e museo è che una mostra ha una durata limitata, mentre un museo ha una durata illimitata. La prova eloquen-tissìma di questa sostanziale differenza ce la dà appunto la Mostra della Rivoluzione , la quale, organizzata per una durata massima prevista di sei mesi e successivamente prorogata fino a diciotto mesi, ed essendo ora sulla via di diventare stabile, rivela alcuni inconvenienti ai quali si sta ovviando e che son dovuti precisamente al fatto che i caratteri di provvisorietà con cui fu organizzata hanno superato il massimo del loro rendimento. Si vuole qui accennare in modo speciale alla cancellazione delle scritture di molti autogran causata dalla luce artificiale messa nelle vetrine, all'accartocciamento di documenti prodotto dalla stessa causa e dalla mancanza di area-zione, alla controstampa sui fondali e sulle pareti di incisioni e documenti, alle alterazioni dei colori nelle bandiere, nelle uniformi, ecc. Che i musei, ed in modo speciale i Musei del Risorgimento, abbiano bisogno di essere svecchiati, ammodernati e che sopratutto ci si debba studiare di ricreare intorno a tanti ricordi del passato l'atmosfera della vita, non è ormai più una grande novità, perchè precisamente resperimento della Mostra della Rivoluzione ne ha dimostrato la possibilità e la necessità. Sotto questo punto di vista la Mostra di Roma rappresenta una vera conquista nella tecnica d'allestimento delle mostre storiche, essendo essa in ogni sua sezione dominata dallo sforzo, encomiabile anche se non sempre riuscito, di rendere più eloquenti i cimeli e i documenti esposti, col richiamo spesso drammatico delle circostanze politiche e nazionali in cui si verificarono i fatti ai quali appunto si riferiscono i documenti e i cimeli. Ma ciò die rende insidiose e talvolta ingiustificate le critiche dei nemici dei musei, è che essi si guardano bene dallo studiare praticamente il problema dei come si possano, e fino a qual punto, attuare in un museo storico i criteri che hanno presieduto all'aUestimenfo della Mostra della Risoluzione. Cosi che, dopo il contributo die allo studio pratico di tale questione ho portato io nn anno fa con una comunicazione al Terzo Congresso degli Istituti Fascisti di Cultura, le cose sono rimaste allo stesso punto. (In tale comunicazione mi soffermavo in modo Speciale a