Rassegna storica del Risorgimento

MOSTRE ; MUSEI
anno <1934>   pagina <627>
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A proposito di Mostre e di Musei del Risorgimento 627
dimostrare come ai Musei del Risorgimento si potesse benissimo appli­care, fra molti altri, imo dei procedimenti che costituiscono la carat­teristica forse più saliente della Mostra della Rivoluzione, e precisa­mente il richiamo di frasi, pensieri, massime che servono a ricostruire il clima spirituale dell'epoca. Si ricorderà, infatti, che nella Mostra della Rivoluzione seguendo il principio da me esemplificato col pittore Funi fino dai primi progetti presentati all'on. Alfieri ne sembri qui vanagloria il rivendicare la priorità di un pensiero suggeritomi dall'amore con cui studiai la parte a me affidata gli organizzatori delle diverse Sezioni si sono valsi degli scritti, dei discorsi e dei diario di Mus­solini come di un filo conduttore attraverso le diverse Sezioni. L'esempio venne generalizzato anche per la riproduzione a grandi caratteri dei discorsi di Gorrìdoni, Battisti, ecc. Ora nulla vieta, io dicevo nella mia comunicazione, che questo sistema si possa applicare anche ai Musei del Risorgimento, che cesserebbero certamente di essere freddi, se fossero animati dalla riproduzione della parte più viva del pen­siero del Risorgimento: brani di Mazzini, di Cavour, di Gioberti, di D'Azeglio, di Garibaldi, ecc. Una tale vivificazione, continuavo, dovrebbe essere integrata da un allestimento pur esso in parte into­nato alle norme seguite alla Mostra di Roma, cioè con lo studiare per ogni cimelio la collocazione e i mezzi estetici che gli diano il maggior risultato). Ma tutto questo è rimasto sino ad ora lettera morta. Gli organizzatori delle mostre hanno continuato a deprecare con aria da superuomini che le mostre non degenerino in musei, cercando di soppiantare, nascondere o mettere in secondo piano i documenti e i cimeli per la cosidetta valorizzazione e interpretazione artistica. E i dirigenti di alcuni Musei storici, dal canto loro, hanno continualo a vezzeggiare le loro raccolte coi criteri trent'anni fa stigmatizzati dalla altissima autorità di Achille Bertarelli. Fin da allora si esponevano, sub specie di cimeli, capelli, le ungine, i frammenti di ossa, i sigari fumati per metà da patrioti, le bende insanguinate, le divise costellate di buchi prodotti dalle tarme, ma che al pubblico si lascia volentieri credere siano stati prodotti dalla mitraglia nemica, i cappelli di Garibaldi forati da palle che non hanno mai colpito l'Eroe alla testa, i letti dove dormirono i loro: sonni agitati o placidi i grandi uomini del Risorgimento... Ma certi organizzatori di mostre non hanno proprio nulla da invidiare a certi conservatori di raccolte storiche; voglio dire che il danno che quelli possono produrre non è inferiore a quello che può venire alla storia dal feticismo. Infatti se gli uni, per il dovere del conservare, si per-