Rassegna storica del Risorgimento
MOSTRE ; MUSEI
anno
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1934
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pagina
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629
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A proposito oli Mostre di Muse* del Risorgimento 620
zione dei Bibliotecari come sessione dell'A.F.S., ma forse potrebbe esser riveduta la posizione della numerosissima schiera dei funzionari addetti ai Musei, alle Pinacoteche, alle Sopraintendenze dei Monumenti, cioè ad istituti che esercitano sulle masse un'azione spesse volte più immediata e diretta di quanto non l'esercitino le biblioteche. Essi possono fare molto bene o molto male sul popolo anche soltanto con l'esporre o col non esporre alcune categorie di materiale, possono influenzare bene o male il gusto, indirizzare o fuorviare anche soltanto coi cartellini di spiegazione e di commento dei GÌìùel'i storici :e;. degli oggetti d'arte. Si pensi poi che il numero dei Musei, delle Pinacoteche e delle Sopraintendenze è almento doppio di quello delle Biblioteche pubbliche, e5 che fra tali Musei l'80 è rappresentato dai Musei storici. Sembrerebbe pertanto opportuno che i funzionari dei Musei, Pinacoteche e Sopraintendenze, non avendo rapporti necessari con le Biblioteche, fossero, raggruppati in un'associazione speciale, come sezione dell'A.F.S.
Si può in ogni modo affermare che anche col prendere a cuore la sorte dei Musei e di chi è chiamato a darvi l'opera propria si va decisamente verso il popolo. Meglio ancora poi se la nostra Società potrà interessarsi, secondo una proposta del dott. Guido Vincenzoni, di quelle famose, spesso famigerate pubblicazioni storiche illustrate a dispense, nelle quali si saccheggiano per le riproduzioni i Musei del Risorgimento, legando insieme le illustrazioni con un testo che è tante volte in deciso contrasto con i risultati della critica storica. Attraverso tali pubblicazioni a dispense s'inoculano spesso veleni micidiali per il cuore e per l'intelligenza del grosso pubblico; onde sembrerebbe necessario che la Società del Risorgimento fosse messa in grado di poter esercitare un preventivo controllo su quelle pubblicazioni a dispense, che riguardino soggetti del Risorgimento e nelle quali potrebbero gradatamente passare i risultati della critica storica, se la speculazione e l'ignoranza non cospirassero a rendere tali libri indegni di una nazione che attraversa un sì laborioso e fecondo travaglio di rinnovamento, come è l'Italia nostra.
ANTONIO MONTI