Rassegna storica del Risorgimento

anno <1934>   pagina <632>
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632 Appunti e Notizie
1"esattezza di' quelle notizie. Il nostro autorevole e gentile critico non ci voglia male se ci permettiamo di dirgli che. a volte, non basta Tesante attentò di vecchie carte per trarre sicure conclusioni. Accade spesso che anche uomini d'ingegno e dì cui-tura, ma ai quali manca l'abitudine, la pratica si vorrebbe quasi dire: il mestiere - della ricerca storica, non sappiano utilizzare del tutto i risultati della loro pur meritoria fatica e Vengano sviati dal buon cammino. Anche a fare il maniscalco ci vogliono certe doti che non tutti gli nomini stavamo per dire: purtroppo hanno. Noi crediamo che non siano molti, verbi gratta, i medici in grado di fer­rare un cavallo. Ora il commentatore a sa di non essere un medico, ma ha la boria di riconoscersi maniscalco. E come maniscalco crede di avere abbastanza a mano i ferri del suo lavoro.
Sul giudizio che u. g, ha dato del v generale Galletti (generale, si, non c'è dubbio, ma... rose, il vécut ce une vivént les roses-, Pespacc d'un matin ), anche a. m. g. concorda pienamente: é una bella e onesta figura di patriota, troppo a lungo e ingiustamente dimenticata. (Per poco che u. g. voglia perdere il suo tempo s'accorgerà che a. ni. g. ha cercato più volte dal 1923 in poi di rinverdirne la me-mòriày giovandosi di quelle stesse carte di famiglia). Ma u. m. g. non crede di poterlo dire di nobile famiglia bolognese. Giuseppe Galletti era figlio di un bravo barbiere, Pietro, che con il suo lavoro riuscì a farsi strada e a crearsi una modesta fortuna. Ci scriveva da Bologna il 30 novembre 1925... (I lettori si rassi­curino: non intendiamo ancora di preparar materiali per il nostro epistolario). Ci scrìveva, dunque, da Bologna un discendente di Angelo Rizzoli, parente, e com­pagno di cospirazione e di prigionia del Galletti : Che il padre di G. fosse bar­biere posso assicurarlo, poiché in famiglia se ne parlava spesso, e la casa proprietà G. (e credo anche relativa bottega) era nella'' Via Indipendenza, circa di fronte alla Chiesa di S. Pietro angolo Via Montegrappa (già Pietrafitta) al presente pro­prietà della pasticcerìa Ma iati i , E non mette conto di ricordare il barbieretto bolognese e le consimili espressioni del Balleydier e degli storici clericali e gli accenni del Gualterio e degli altri di sua parte alla nascita popolana. Saremmo quasi tentati di credere che u. g. abbia involontariamente attribuito la nobiltà di natali della nuora di Giuseppe Galletti al suocero (che, in realtà, la mogUe di Onofrio G. era una contessa Serra-Mameli e il commentatore ne rammenta ancora il viso aristocraticamente espressivo e la signorilità grande del trattò). Che il Gal­letti fosse ferito a Rimini è possibile - - per lo meno lo asserisce l'interessato - - ma quello che è smentito dai fatti e dalle fonti è che fosse esule per qualche anno e non tornasse in patria prima del 1843. Qui, probabilmente, il nostro cortese anno­tatore è rimasto vittima di... Giuseppe Galletti. Infatti, in quelle brevi memorie che il bolognese vergò negli ultimi anni della sua agitata esistenza e che furono, meno una, già pubblicate nel 1923 il Galletti accenna ad un suo esilio dopo il combattimento di Rimini. Ma, in ogni caso, l'esilio non dovette durare più di qualche giorno, si e no qualche settimana, perchè sappiamo il Nostro partecipe attivo del periodo della civica , inviato con il Ceneri al viceré del Lombardo-Veneto (agosto 1831), oratore alle riunioni dei causidici bolognesi dell'autunno-inverno 1831, combattente a Cesena (20 gennaio 1832), presente in Bologna ai funerali dell'aw, Tognetti (aprile 1833) e in seguito a questi confinato a Ferrara, sospettato e perquisito per detenzione d'armi (1838), cospiratore operoso a Bologna e in Romagna negli anni successivi fino al 1 maggio 1844. Condannato Io fu, dalla Sacra Consulta, ma non ebbe alcuna commutazione di pena che la condanna a morte è fantasia del Galletti a la decisione della Consulta dei 21 agosto 1845 parla esclusivamente di a galera in vita . I quasi quattro anni di durissimo carcere sono un po' troppi per uno che, pestato il l" maggio 1844 fu liberato il 18 luglio 1846. E, trascurando aliti rilievi, non e neppure esatto che subito dopo la fuga di Gaeta egli diventasse presidente della Costituente ed assumesse il diretto