Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1934
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pagina
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647
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Libri e periodici 647
al libro in se, è, in fondo, detto tutto quando lo si classifichi tra le storie patriottiche, a carattere divulgativo, popolare. Concepito e pubblicato per la prima volta per gli abbonati di un quotidiano il alo-argon tino con lo scopo di mantener vivo presso i connazionali il ricordo di quelle vicende che nella storia del nostro paese rappresentano la parte più meravigliosa , accolto con molto favore dalla stampa, fa rifatto in una seconda edizione sulla scorta di nuovi documenti venati in luce e diffuso tra il pubblico italiano. Uà tèrza edizione lo aggiornava fino al 1926; quest'ultima lo conduce alla Crociera del decennale e al Patto a quattro.
Si diceva prima storia patriottica, a carattere divulgativo, popolare. Né ci pare di poter dare giudizio diverso, anche se l'autore si sia preoccupato di avere e documenti poco noti . È un Risorgimento tutto tiranni e martìri, tutto congiure e battaglie, un Risorgimento secondo schemi consuetudinari e clichés tradizionali, che comincia chi sa perchè con unV alba di sangue (1821-1847), seguita con un' alba gloriosa (1848 il grande: incèndio ) e vien giù per le tappe consuete, con tutti i suoi bravi protagonisti in primo piano, eroi popolari e re traditori, carnefici e vittime, su uno sfondo impreciso, con un popolo italiano affermato e non sentito presente, con un entusiasmo sincero ma ingenuo, senza che mai ci si chieda il perchè di quel che accade, di quel che si vuole, di quel che si soffre. Eia cortigiani reazionari frustrano, come .nei libri di cinquantanni fa, le intenzioni di principi magnanimi per definizione, i minori sovrani italiani si ostinano a non tirarsi da parte per far trionfare Casa Savoia, Francesco IV è senz'altro definito ignominioso . Sta bene la passione patriottica, ma un po' di critica storica non sarebbe riuscita di danno.
Ad ogni modo, il libro va, ed è bene che vada perchè è una gran bella edizione. Se sarà ulteriormente ristampato, sarà opportuno correggere almeno qualche errore e qualche svista che circolano indisturbati nelle varie ristampe. Jacopo Rumili si svenò in carcere, è vero, ma proprio come Socrate (p. 20)? Un'occhiata al Fedone, di grazia! Che l'aw. Licini (p. 24) sia Giovanni Vicini? Dopo tanti anni e tante pubblicazioni si potrebbe rinunciare a far morire romanticamente Anna Graziani Bandiera in quello stesso momento nella lontana Venezia in cui nel tragico Vallone di Rovito veniva fucilato suo marito Attilio Bandiera (p. 27). Attilio perì il 25 luglio 1844 e Anna si spense il 14 maggio 1845. E anche la solila storiella di Gregorio XVI che non si occupa che di . studi teologici e della produzione del vino d'Orvieto (p. 32) si potrebbe ormai metterla dà parte. Così pure si dica per l'esercito Croato di p. 103. E perchè fanatico e impulsivo il mite e ingenuo Edoardo Fabbri, l'alfieresco (ivi?) L'avvenente presidente dell'Assemblea Bartolomeo Galletti (p. 138), sarà forse Giuseppe; una dello più belle barbe, insieme con quelle di Ugo Bassi e di Felice Orami, del Risorgimento. Anche quel corpo d'esercito spagnolo che sbarcato nelle paludi Pontine si avanzava in trionfo verso Fiumicino (p. 129) deve essere andato fuori strada. Che Felice Orsini fosse conte (p. 152) nemmeno Marcel Boulenger l'ha scritto mai. (E, a proposito d'Orsini, bisognerà pur correggere, p. 152, Minar in Mazas). L'opera risale a molti anni or sono, ma perchè lasciar scritto nel 1934 che a Milano l'odio contro Napoleone III è ancor oggi sì tenace... (p. 196)? E perchè attribuire al vincitore di Solferino (p. 269) a la cìnica espressione riguardante les merveilles dei nuovi fucili francesi del 1867? L'elenco glorioso delle cinque siluranti di Millo va corretto (p. 317) per quello che riguarda lo prima; Spica e non Spira. Tra le molte cose da rivedere c'è anche quella della dichiaraziono di guerra del 3* agosto 1914 (p. 322): fu la Germania a intimar guerra alla Francia, non questa a quella... E di tante altre mende si' tace.
A, M. G.