Rassegna storica del Risorgimento

anno <1934>   pagina <651>
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Libri è periodici 651
ire, i risentimenti, gli odi di parte, che, subito dopo erettesi le Legazioni a libertà, imperversavano in queste Provincie e minacciavano la loro rovina; fu allora, più che mai, che il C. dimostrò di essere saldo uomo d'azione e di organizzazione, avendo di poco attutiti gli spigoli, le impulsività, gl'impeti generosi e precipitosi, per cui era già famoso.
A Bologna, nn bel mattino è Ernesto Masi che lo narra, in Camillo Casa* rini le muraglie erano tappezzate di tre proclami, che in astile rotto e laconico annunciavano ai Bolognesi nel sig. Lionetto Cipriani un nnovo governatore. I passanti si soffermavano a leggere; i più non sapevano allora ne chi fosse il Ci­priani, né di dove capitato, né chi avesse fatto di lui un governatore; ma non per questo si commovevano. Qualcuno anzi, ammirando la succosa brevità di quei proclami, se n'andava dicendo : ci bene, cosi va fatto, poche ciarle e avanti . Bei tempi!... . Ben colto il Cipriani, in questa nuova missione a lui affidata; ben rappresentato da chi aveva intuizione e ingegno da saper narrare le cose come le aveva viste svolgersi, sotto i suoi propri occhi.
Per caso, un giorno, mi capitò tra mano un foglio, intestato Governatorato delle Romagne - Gabinetto particolare - Sezione Esteri , scritto di pugno da L. C, contenente poche parole, che paiono martellate, dette il 23 settembre 1859 dal Governatore al ricevimento della Ufficialità della Brigata Toscana stanziata in Bologna. In esse, come in tutto quanto è scritto dal C, si vede che lo stile è la fedele espressione dell'uomo.
Gaspare Finali, che dal Mughetti fu messo nel gabinetto particolare del Governatore, in capitoli di sue Memorie sull'anno 1859 nelle Romagne, ci ha nar­rato, con tatto di signore, ma senza veli, il modo di governo del Cipriani. Il quale aveva certe sue particolari impulsività, e, talvolta, prendeva certi dirizzoni , che non conferivano al buon andamento del Governatorato, e che, di certo, non tor­navano di vantaggio al Governatore come tale.
Preferiva le misure decise, senza tentennamenti. Fece imprigionare Alberto Mario e la Jessie White, di lui consorte; fece imprigionare Rosalino Pilo e diversi altri mazziniani, ed anche dei preti, avversi al nuovo regime.
Voleva il governo forte; il governo che non teme e non ondeggia. Fini col farsi molti nemici. Fu calunniato, e venne, poi, dimesso in malo modo, come non meritava, anche se fu fatto in perfetta maniera costituzionale, come era, del resto, stato prima eletto.
L'aveva consigliato e proposto per Bologna Napoleone IH, d'accordo con Gioacchino Napoleone Pepoli, con d*Azeglio, col Mughetti, col Ricasoli, consen­ziente anche Cavour.
ce Prenez-le, c'est un homme d'ordre , (GIUSEPPE CIPRIANI, Alla memoria di Napoleone III Imperatore, in II Risorgimento Italiano, 1911), nel proporlo, aveva detto Napoleone. Uomo d'ordine, per chi cosi lo presentava, e molto capace, sì, di tenere e mettere l'ordine, ma voleva dire altresì antimazziniano, anche avverso ai movimenti popolari incomposti e torbidi, come il Cipriani aveva dato ampia prova d'essere, e, forse, come era necessario, sopratntto allora, in queste Provincie.
Che sia fuori luogo attendersi che le Memorie ora uscite, si possano leggere, un giorno, del tutto completate?
Quanto ha pubblicato, con successo, prima la Nuova Antologia, poi, la Casa Editrice Zanichelli, in due eleganti volumi, se può lasciare un po' perplessi gli studiosi di storia, di solito piuttosto severi in fatto d'accogliere nuove narrazioni storiche che escano 'dalle scìe comuni, forma la delizia di un più largo pubblico di lettori, presso ì quali, per la via delle avventure , trova accesso anche la storia del Risorgimento. Ed è, questo, uno dei tanti modi, più o meno applauditi, di togliere lo storia del nostro riscatto dalle torri d'avorio, in cui alcuni melan­conici la vorrebbero ancora tenere rinserrata, e di popolarìzzarla.