Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA ; SOLAROLI PAOLO
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1934
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pagina
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660
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660 de Vecchi di Val Cisnion
starebbe male una maschia letteratura che ottenesse l'effetto che presso tante generazioni da Roma ad oggi ottennero le narrazioni delle avventure di Cesare o quelle mirabilmente ed efficacemente descrittive di Polibio o le altre risapute che più nessuno legge e donde anche oggi si dovrebbe imparare come si conducono le cosidette guerre di conquista o quelle coloniali e come si guidano romanamente i popoli, sia civili, sia primitivi. Sarebbe uno sport spirituale non meno efficace di quello materiale, laddove purtroppo scarsamente la gioventù legge anche le vicende della guerra ultima che conosce assai poco; e ciò per complesse ragioni spesso, a dire il vero, a lei non imputabili. Le classi intellettuali non vivono, e non lo potrebbero, di solo sport; ed hanno anche quelle bisogno di una formazione guerriera interiore non soltanto acquisibile con lo studio delle discipline militari, ma anche e più con la fantasia e con quella aspirazione all'avventura, con quello slancio verso il pericolo e verso l'ignoto che dicevamo. Attendiamo tutti questi risultati dai Littoriali della cultura, nei quali abbiamo tutta la fede e fondiamo tutte le speranze.
Le vicende del genere di quelle accadute all'eroe del quale stiamo per parlare sono veramente formative di caratteri, quando narrate con buon senso e con buon gusto. Quelle altre che dicevamo sono deprimenti; ed il fatto che siano ancora scritte e lette concorre a spiegare la sopravvivenza di taluni fenomeni. Non esitiamo ad attribuire anche a questa letteratura la responsabilità dello scadere della bilancia demografica. E le generazioni educate dopo la Marcia su Roma avrebbero già dovuto inco-