Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA ; SOLAROLI PAOLO
anno <1934>   pagina <694>
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de Vecchi di Val Cismon
bero tenuto le potenze Europee ed in primo luogo Fran­cia ed Inghilterra quando si fossero trovate soltanto da­vanti ai piccoli focolai delle eroiche ribellioni qua e là nascenti ed alla trama, spesso non più pesante di un velo mal connesso, delle società segrete, talora nobilissime nel fine, insufficienti sempre nei mezzi, quando non fuor­viate.
L'Europa, contro la quale-l'Italia ridotta da secoli in quello stato non poteva assurgere alla sua unità ed alla sua indipendenza, e specialmente la Francia Napoleo­nica e la liberale Inghilterra, e lo si vide anche a Plom-bières appena precedente nel tempo agli avvenimenti dei quali ci occupiamo, non avrebbe trattato mai con una rivoluzione che temeva si sarebbe fatta giacobina e che di elementi giacobini, sia pure non in prevalenza, non mancava tuttavia. Gli stessi governi provvisori che si erano formati nel 1848-1849 e che commuovono ancora troppa gente cui manca la nozione di Unità , fonda­mento della dottrina e dello Stato Mussoliniani, erano* così provvisori che non resistettero al primo urto, alla prima ventata di reazione. È chiaro, questa reazione ve­niva di fuori, quindi l'Europa c'entrava per qualche cosa. A Milano ed a Venezia ritornò l'Impero austriaco, sen-z'altra fatica oltre la dura campagna di guerra con l'e­sercito sardo dalla quale non se la cavò senza molte per­dite e trasse consiglio per rispettare i confini e le istitu­zioni di quello Stato che non gli era amico, se ancora dieci anni dopo Vittorio Emanuele lo chiamerà son ennemi mortel . A Roma la Francia non fece troppa fatica a soffocare il movimento che aveva, pure coi suoi gravis-