Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA ; SOLAROLI PAOLO
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de Vecchi di Val Cismon
bero tenuto le potenze Europee ed in primo luogo Francia ed Inghilterra quando si fossero trovate soltanto davanti ai piccoli focolai delle eroiche ribellioni qua e là nascenti ed alla trama, spesso non più pesante di un velo mal connesso, delle società segrete, talora nobilissime nel fine, insufficienti sempre nei mezzi, quando non fuorviate.
L'Europa, contro la quale-l'Italia ridotta da secoli in quello stato non poteva assurgere alla sua unità ed alla sua indipendenza, e specialmente la Francia Napoleonica e la liberale Inghilterra, e lo si vide anche a Plom-bières appena precedente nel tempo agli avvenimenti dei quali ci occupiamo, non avrebbe trattato mai con una rivoluzione che temeva si sarebbe fatta giacobina e che di elementi giacobini, sia pure non in prevalenza, non mancava tuttavia. Gli stessi governi provvisori che si erano formati nel 1848-1849 e che commuovono ancora troppa gente cui manca la nozione di Unità , fondamento della dottrina e dello Stato Mussoliniani, erano* così provvisori che non resistettero al primo urto, alla prima ventata di reazione. È chiaro, questa reazione veniva di fuori, quindi l'Europa c'entrava per qualche cosa. A Milano ed a Venezia ritornò l'Impero austriaco, sen-z'altra fatica oltre la dura campagna di guerra con l'esercito sardo dalla quale non se la cavò senza molte perdite e trasse consiglio per rispettare i confini e le istituzioni di quello Stato che non gli era amico, se ancora dieci anni dopo Vittorio Emanuele lo chiamerà son ennemi mortel . A Roma la Francia non fece troppa fatica a soffocare il movimento che aveva, pure coi suoi gravis-