Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
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1934
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pagina
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729
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Gli alfierìani'foscolùmi piemontesi, ecc., 729
mate chiaramente col notevole articolo già da noi ricordato suJ-VEsperimento di traduzione dell'Iliade di Omero di Ugo Foscolo.
L'articolo è notevole, anzitutto, pei giudizi comparativi che lo scrittore vi pronunzia intorno ai vari predecessori del Foscolo e del Monti, sebbene il valore di questi giudizi appaia sminuito quando si pensi alla insufficiente preparazione che il Grassi aveva in fatto di lingua greca (1). Ma più ancora c'interessa come documento dell'affettuosa ammirazione ch'egli aveva pel Foscolo.
Allorquando, tramontato l'astro di Napoleone, il Piemonte riebbe il suo Re, ma per mettersi, di lì a poco, sotto la trista vigilanza del Congresso di Vienna, ce la mala pianta , che, come quella dantesca dei Capetingi, aduggiava tanta parte d'Europa, i più ardenti dei foscoliani piemontesi non rinunziarono per . questo ai loro sogni di una libertà nuova e d'un assetto nazionale e male si rassegnavano a quella fase che si potrebbe dire di asfissiante attesa reazionaria. I più animosi fra essi al di qua e al di là del Ticino, da Torino e da Milano, tendevano le fila sottili di quelle trame rivoluzionarie che dovevano mettere capo ai mori del Ventuno. Al Grassi i tempi difficili, l'indole circospetta e le condizioni personali a noi ben note suggerivano nella sua attività di giornalista e nei suoi rapporti con gli amici più, diremo, compromettenti e impazienti un riserbo fatto di prudenza e di astinenza che ad essi doveva sembrare intollerabile e perfino sospetto.
Solo in tal modo e con queste ragioni noi possiamo spiegarci una frase, inaspettata nella sua gravità, uscita dalla penna di Lodovico di Breme, in una lettera scritta il 3 marzo 1820, da Torino, a Silvio Pellico, lettera di argomento politico, si badi, e che reca la prova manifesta che lo scrivente, ce già sulle soglie della morte, cospirava da Torino con gli amici di Milano , come giustamente pensò il Calcaterra, cui spetta il merito d'averla fatta conoscere (2). Il Di Breme, dopo aver accennato all'amico
(1) Basterebbe a provarlo quella lettera del 21 dicembre 1809 (Epistol., 1, n. 243, pp. 836-7) che il Foscolo scrisse all'amico Grassi, ohe è anche un gustoso documento epistolare: Sapevo già (scriveva, fra l'altro) che vi flagellavate la a testa col primo verbo della grammatica greca ed, animandovi, ho pregato i cieli e che vi concedessero fermo proponimento di perseverare, o prcstisima risoluzione e di abbandonare quell'aridissimo studio. Grassi mio, noi siamo troppo vecchi, e o troppo poco giovani per le lingue e l'amore!... .
(2) A pp. ci seg. della Nota bibliografica alla Introduzione, nel volumetto, per noi prezioso, LODOVICO DI BBEMK, Polemiche, Torino. Utet, 1923.