Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
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1934
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pagina
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735
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Gli alfieriani'foscoliani piemontesi, ecc., 735
Gli fa anche i saluti del Monti e gli ricorda ancora Jenny, ch'egli dice essere sempre quella sans pccreille che mi parve anni sono; e mi sembrò vie più col conoscerla meglio. Iddio la feliciti nella scelta del marito più che ce non ha fatto con la Luigia , L'annunzio della comparsa, avvenuta in quei giorni, del secondo tomo dello Schlegel, tradotto dal Gherardini, suggerisce allo scrivente qualche commento piuttosto acre.
Tutte queste confidenze e questi abbandoni epistolari ci danno un'idea dell'intimità che era nell'amicizia fra i due, proprio negli anni che corsero fra la Lettera semiseria del Berchet e la pubblicazione del Conciliatore. Ma non ci devono stupire, che il Di Breme, nella sua simpatica esuberante espansività, aveva sempre tenuto informato l'amico dei suoi studi, dei suoi tentativi, con baldanzosa franchezza giudicando gli altri e lui e se stesso.
Cosi, nel 1815, allorquando aveva spedito da poco al Grassi il suo opuscolo Degli studi e delle virtù di Tommaso Valperga di Colliso l'animirato ed amato maestro gliene scriveva, firmandosi ce il tutto tuo , per dirgli che di ce quel suo informe Elogio )>, non era rimasto interamente soddisfatto. L'efficacia dello stile è la mèta suprema in qualunque scrittura e tu lo sai, mio Grassi, che tendi con mano sicura l'arco della parola e ferisci dove drizzi . Dichiarazione questa notevolissima; dopo la quale, con atteggiamenti tra alfieriani e foscoliani, proseguiva :
Non perdiamoci dunque di animo, se è fattibile, e aneliamo dunque almeno ad una seconda vita. Quando leggo il mio Dante (ed ogni giorno vi torno sopra), mi viene da inginocchiarmi innanzi a quel sacrosanto volume. E mi consola eb'ei sia frutto di iniqui e tristi tempi e mi rincuoro, e domando se mai da questi ozi e dal favore dei grandi emerse un secondo Alighieri e no *1 trovo e comprendo che un animo sdraiato nel molle non mandi suoni e voci che rimbombino nei secoli di poi, ma sussurri e sbadigli o blandizie a man che lo palpa... sia pure quella mano micidiale, rapace, imbecille e torpida e quel che vi ha di peggio.
Nella quale lettera è sovrattutto da notare, oltre a quell'aspirazione dichiarata dal giovine abate Di Breme alla efficacia dello stile come ad una ce mèta suprema , quella sua professione entusiastica di dantismo, per la quale egli veniva a collocarsi, francamente, nel solco al fi eri a no e foscoliano.