Rassegna storica del Risorgimento

ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno <1934>   pagina <736>
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Vittorio Clan
In altra lettera, senza data, ma forse anteriore, troviamo altre prove della intimità sempre maggiore che avevano assunto rapida­mente i rapporti fra i due amici, che alla loro lontananza cerca­vano di supplire coi colloqui epistolari : il che fa tanto più deplo­rare ancora una volta che le lettere del Grassi sieno andate forse disperse insieme coi libri e con le carte del Di Breme. Il quale in questa lettera con le sue confidenze intime ci fa conoscere un episodio fin qui ignorato della vita sua, la rottura grave col Ber-tolotti, quello stesso del gruppo dei foscoliani torinesi del quale s'è parlato. Le cause di questo episodio sarebbero da ricercare, stando allo scrivente, in un atto di solidarietà con l'amico Grassi offeso dal Bertolotti, ma il modo e sovrattutto il tono, con cui egli ne parla in questa lettera, ci fanno sospettare anche una ragione politica. In altre parole, l'urto sarebbe avvenuto fra i due pel desiderio cne il Di Breme, appassionato e intransi­gente, aveva avuto di trascinare nella sua opera di propaganda liberale rivoluzionaria il Bertolotti e per la reluttanza o, forse, per la opposizione recisa ed offensiva di questo, che sappiamo essere stato un opportunista ambizioso, prodigo di lodi verseg­giate ai potenti, pur di averne favori,, e che per giustificarsi avrebbe recato offesa al Grassi.
Comunque, ecco il Di Breme a sfogarsi nella sua lettera, la stessa con cui gli raccomandava e accompagnava il suo amico Berchet.
Grassi *-mio ! Che diamine ti vai sognando ch'io ti abbia rimpro­verato di rinfrescata amicizia con quel tristo di Bertolotti? Egli Io ha detto e se ne è vantato; ma non so fin dove egli potesse aver teeo spinta la dimostrazione dei suoi sentimenti. Dunque io sono perdo­nabile almeno di avere un dubbio. So bene ch'io ruppi definitiva­mente con lui per le mariuoJerie sue contro dì te e che dopo di allora neppure un saluto non se lo ebbe da me. Scusami ad ogni modo; io non ti volli ne saprei mai offenderti.
E pure abbiamo già veduto che più tardi, cedendo ad uno dei suoi impulsi eccessivi di passione e di suscettibilità, si lasciò poi andare a pronunziare un giudizio sul conto del Grassi che non era meno grave di quelli espressi in questa lettera contro il Bertolotti.
Ma l'abate patrizio era fatto così. Per fortuna, prevalevano in lui gli istinti buoni, gli slanci generosi, le espansioni, anche