Rassegna storica del Risorgimento

ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno <1934>   pagina <737>
immagine non disponibile

Gli aljìeriani-foscoliani piemontesi, ecc., 737
ingenue, di affetto sincero. Ad esempio, il 2 settembre del 1815, scrivendo all'amico, esordiva a questo modo, fra sentimentale ed arguto : ce Proviamoci a riconciliarti (sic) meco. Io son tutto cuore e, se fa d'uopo, tutto gambe a servire e ad amare, un amico. Ma non tutto penna a scrivergli . Si scusa del lungo silenzio e incoraggia l'amico, mostrandosi dolente dei suoi malanni agli occhi. E per confortarlo si abbandona a confidenze cbe hanno tutto il carattere di confessioni affettuose: ce Le tue ce circostanze mi pesano nel cuore assai più cbe noi pensi. Tu mi sei oggetto frequente di vero cordoglio. Caro amico, ancb'io, ce vedi, sono da compatire assai. Non argomentare dalle appa-cc renze . E qui è caratteristico ed è documento sicuro del clima razionalistico settecentesco in cui a quando a quando si rituf­favano ancora i due amici il fatto cbe, prima di svelargli i segreti della sua esistenza, gli ammannisce, a titolo di con­forto, solo argomenti cbe ce la filosofia attinge ce non tanto dai libri quanto da un retto e profondo uso della ragione . E fra essi, anzitutto, questo cbe ce nulla è durevole e meno lo hanno da essere le attuali condizioni sociali.,. . Presagi di moti rivoluzionari? Si direbbe, anebe pensando a quella cbe è la quarta delle verità filosofiche qui annoverate dal Di Breme, cioè cbe ce anche nell'attuale stato delle cose pubbliche può ad ce un tratto emergere tal combinazione di incidenti per cui la ce dimane non si assomiglia per te alla vigilia, cbe vegliano a ce carpire l'opportunità di giovarti anche quei tuoi amici cbe ce meno tu credi solleciti di te e i craali meno sono utili a se ce stessi . Notevole, ad ogni modo, che questo abate patrizio non accenni neppur lontanamente ad un argomento di carattere religioso.
In compenso, gli apre intero l'animo suo, così:
Ora ti dico due parole su l'attuale mia esistenza. Non ho mai studiato più avidamente. Sto col muso sui libri come se temessi di vedere un qualche brutto mostro di qua o di là colla sola coda del­l'occhio. Quel mostro è il mondo, l'attuale scellerato mondo trion­fante. Sono pieno di vero spavento. Mi bolle il core; non ebbi mai la mente più fredda, più spregiudicata. Sembra nel mio cervello un bel sereno d'inverno.
E continua nel suo sfogo con una vera rabbia ce analitica, ce geometrica, dimostrata alla maniera di Galileo .
48