Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
<
1934
>
pagina
<
740
>
740
Vittorio Clan
lavorando ma non so che, il cui titolo è I cavalieri Piemontesi. Il fondo è tutto storico .
Dalle quali ultime parole si desume che in quei giorni il Di Breme stava abbozzando una specie di romanzo storico, di argomento piemontese, un tentativo che fa pensare da un lato al romanzo che appunto in quell'anno egli fu tentato di ricavare dal suo sfortunato dramma Ida, dall'altro, al suo intendimento di scrivere una vita di Emanuele Filiberto, per la quale, quattro anni prima (1812) s'era rivolto al Galeani Napione (1)
Ai convegni di Coppet, presieduti da quella madame di Staèl che sul giovine abate piemontese esercitava un fascino intellettuale irresistibile, egli non soltanto si ispirava, ma si accendeva e i suoi ardori di neofita romantico senti il bisogno di versare in una lunghissima lettera indirizzata all'amico di Torino, che vedeva benevolmente ostile alle idee da lui propugnate nel suo Discorso. La lettera è datata: Dalla rocca di Meillerie sotto una quercia. 7 agosto 816 , ma si noti che nel verso dell'ultimo foglio reca il timbro postale di Coppet. È una lettera polemica, che l'amicizia ha trasformato in una esuberante e cordiale discussióne; ed è tale che riesce un documento singolarmente prezioso per la storia di quelle idee alla quale in particolare si appuntano le nostre ricerche. Perciò penso sia un dovere il riprodurla qui integralmente.
Caro amico - Può essere ch'io sembri a te, (come sapeva ben io prima di scrivere il mio libro che sarei sembrato ai più), un sofista pericoloso. Tu invece non sei a me nient'affatto pericoloso colle tue dottrine artifiziali, e co* tuoi dogmi di letteratura rivelata; sofista bensì; e tra i tuoi sofismi e i miei credo che passi almeno quésta diversità ch'io sono mosso da un infinito amore dell'eicocia letteraria; tu gravemente ti determini, omnibus inspectis, a commendare quel genere cadaverico che seconda le abitudini di tutti, l'inerzia di tutti, la capacità di tutti, e ti vai sognando certe magre ragioni che avrebbero soffocato, nella culla loro, quanti sommi ingegni s'abbiano avuti le diverse età. Grassi mio, tutto questo meccanismo poetico che dalla pili impercettibile particella grammaticale fino alle più nobili parti d'una epopea, segna, definisce, impera ciò che s'ha da dire e
(1) Pel romanzo suggerito dall'/da e per la vita dì Emanuele Filiberto si veda CALCATEHBA, Nota bibliografica, nella cit. ediz. di L. Di BREME, Polemiche, pp. xov e xen-yn.