Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
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1934
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Vittorio Gian
e donne e nomini, ricchi e non ricchi (che poveri non v'ha) lo seguono in armonia. Oh! ecco dunque una macchina morale donde s'han da pigliare le mosse del senso poetico; ecco armonia diffusa in tutte le facoltà mentali dell'uomo; ecco il perchè vi sentite qua un misto di gaudio interno e di estasi intellettuale; dovunque volgiate il guardo degli occhi e del pensiero, voi bevete per quel guardo deliziose impressioni; l'animo vi rende un perpetuo, dolcissimo suono, perchè, come la statua di Mennone, l'han tocca i raggi del bello morale; anzi ne splende costantemente qui il sole sovr'essa. Il bello è diffuso nella natura possibile; la virtù n'è come punto d'attrazione che se lo attira, come appunto è creduto il corpo sole attragga a se tutto il calorico radiante; e così il bello possibile, divien bello reale, quando la virtù, cioè la ragione, è fatta centro delle umane istituzioni.
Perdonami, Caro Grassi, questo squarcio Arabo ch'io ti pongo sotto le Greche tue pupille, anzi Latino-Greche, anzi Crusco-Latine-Greche. Io mi sono un che, come la santissima natura dentro mi ragiona, vengo fuori significando.
Tu mi saluti in ultimo sofista pericoloso, ed io ti ringrazio del titolo e ti prego non me '1 togliere, colla sola avvertenza di far sentire, quando me lo appicchi, la tua intima qualità d?Academico (sic); allora intitolami pure sofista anche in istampa che ne avrò gloria domani, se non oggi. Addio, dunque, Accademico meritassimo.
il tuo Ludovico PS. I più cari saluti a Del Borgo e Prie.
Parole grosse, ardenti, anche irritanti, enfatiche spesso nell'irruenza alquanto teatrale, ma sinceramente appassionate, illuminate qua e là da sprazzi vividi di verità, onde si spiega come il Grassi le sapesse prendere pel loro verso. la questa sua prosa, in coi si atteggia volentieri a rivoluzionario della letteratura un rivoluzionario... retrogrado, che sembra, cioè, in certi momenti retrocedere verso il secolo dei lumi il Di Breme, là dove inveisce contro le arcadìcherie superstiti e le pedanterie e la vigliaccheria degli Italiani, alfìereggiava e foscoleggiava. Si capisce che non invano aveva letto, fra l'altro, l'Orazione inaugurale del 1809 e quegli Atti dell'Accademia de' Pitagorici, che il Foscolo aveva scritto come esempio di un ridicolo nuovo forse in Italia e con lo scopo di svelare le ciarlatanerie, le imposture e le malignità letterarie .