Rassegna storica del Risorgimento

ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno <1934>   pagina <755>
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Gli alfieriani'fmcolumi piemontesi, ecc., 755
che a Parigi, l'imperatore Francesco I, al Gonfalonieri e ai suoi colleghi della Deputazione lombarda recatisi colà a patrocinare la causa del Regno italico indipendente, aveva rivolto quelle parole famose da despota senza pudore (ce Voi mi appartenete per diritto di cessione e diritto di conquista ), osava scrivere all'amico rassicurandolo sull'avvenire politico d'Italia: ce che <c il genio dei tempi è più indomabile che tutte le congiurate armi ce del mondo. Vedrai tu forse ancora, come vedranno i figli tuoi, ce cadere e rovinare tutto cotesto edilìzio artificiale, nato dal gran ce contrasto di pochi lumi e di molta ignoranza nei secoli andati . Vagheggiando sin d'allora un assetto. di libertà costituzionali, continuava :
Il giorno d'oggi, che sembra essere l'epoca del rassodamento delle vecchie ragioni monarchiche, è forse invece la vigilia d'una benigna generalissima eruzione, non più giacobinesca, né ladronesca, ma bensì prodotta dal forte ed ognor crescente volere di tutti e dalla ovunque diffusa luce del buonsenso e della ragione adulta.
Più innanzi, accennando alla Francia, la proclamava ce quella ce non fanatica ma fervorosa nazione i cui individui ci sembrano ce Marpesia cautes (1), saldi, cioè, come i virgiliani scogli marpesi; e toccando della condotta politica del conte Confalo-nieri e dei suoi compagni milanesi, non esitava a parlare con chiara onesta franchezza:
A noi piemontesi si fa qui .in Milano forte rimprovero della nostra prontezza nel tributare omaggio al ricomposto trono Sabaudo e ci si appone a delitto l'amor nostro verso la madre patria. Oh! bella, e quale smania prende ora i milanesi di attaccarsi ad essi, mentre non si cessava mai fin qui di chiamarci forestieri e di ricor­darci all'uopo che siam piemontesi, perchè appunto dell'Agogna?
Non esitava di concludere su questo punto impartendo una garbata ma esplicita lezione all'amico :
Federico mio, nobilissimo amico, qui si è troppo municipali nel governare, e troppo anzi intemperanti e colossali nei desideri. Vor­rebbero tutta Italia qui soggetta, e poi quando si viene ai fatti, cotesta Italia non si stende quasi oltre il Borgo degli Ortolani...
:(1) Le due parole latine parvero misteriose al Gallavresi, benemerito diCore del Carteggio confalonieriano, mentre sì tratta d'una citazione virgi­liana (Aeneid., VI, 471).