Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
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1934
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pagina
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766
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VitiomiK Gian
fine del Conciliatore. Al quale il Foscolo, in grazia delle insistenze di quei cari amici, sovra!tuLto del suo Silvio, avrebbe forse finito col mandare qualcuna di quelle sue pagine d'una prosa così caratteristica da tradire facilmente l'autore, anche se scritte in sordina. Infatti egli soggiungeva nella stessa lettera:
A ogni modo, dacché tu, Silvio mio, e Rasoi-i e Sismondi ci avete parte, farò che di tanto ih tanto abbiate alcuni miei articoletti; e lascio d'ora in poi a te l'arbitrio di stamparli o no, d'allungarli, accorciarli e farne in tutto e per tutto a tua posta.
Ma queste, purtroppo per gli amici di Milano, rimasero pure promesse.
CAPITOLO VI. Luigi Pellico ed Ugo Foscolo
Comunque, a documentare ancora più sensibilmente la continuità dello spirito foscoliano operante fra i romantici di Lombardia, gioverà mettere in piena luce i rapporti che col Foscolo ebbero i due Pellico, Luigi e Silvio, i due degni fratelli subalpini, i quali offrono lo spettacolo edificante d'una dedizione appassionata e disinteressata all'autore dell'Ortis e dei Sepolcri; Silvio, sovrattutto, che ben può dirsi il più veramente foscoliano di tutti, e si mostrò il più fedele, il più tenace e il più degno fra gli amici del Poeta; fedele anche nella sventura, nella lontananza prolungata e disperata, oltre la morte.
Luigi, specialmente nelle sue lettere giovanili a Stanislao Marchisio, che era del gruppo dei foscoliani piemontesi (1), ci appare in tutta la sua intimità e quasi in una piena nudità della sua anima ingenua. Figura secondaria, ma interessante, spirito ardente, appassionato, ma alquanto leggero e svagato; impressionabile, fantastico e irrequieto, preso da quel romanticismo vissuto ch'era allora in voga, avventato, ma fondamentalmente buono; ingegno vivace, ma superficiale. Dei due fratelli fu anche il primo a conoscere di persona il Foscolo, in Milano, e a diventargli sinceramente affezionato.
(1) Queste lettere furono fatte conoscere da GIUSEPPE FLECHIÀ, che ne pubblicò una parte (in tutto 110 lettere) sugli autografi, ma a spizzico e senza le note, nella Rivista della Scuoia libera popolare di Scbio. fra il 1903 e il 1909.